L'allarme Opificio, non è qui il Paradiso "Monti, l'organico è all'osso" SOS dall'Opificio delle pietre dure: sotto quota cento dipendenti per la prima volta da quando è nato. E la terribile previsione di rimanere con la miseria di cinquanta addetti nei prossimi 4-5 anni. Tutto per colpa del blocco del turn over imposto dal ministero: un restauratore va in pensione e non può essere sostituito. «Finora siamo andati avanti con le unghie e con i denti. Ma questa è la prima volta che ci ritroviamo con meno di 100 in organico. E il mio conto è che fra 5 anni la metà di loro sarà andata in pensione. Se non cambia qualcosa, si finirà per bloccare la trasmissione della conoscenza. Sarebbe un dramma», allarga le braccia il sovrintendente Marco Ciatti. E' il rischio "Opificio-dimezzato". L'allarme rosso sul futuro che il numero uno dell'ente più noto in Italia per il restauro di ogni genere di opere d'arte lancia proprio nel giorno del trionfo, ieri. NEL cortile del museo dell'Opera del Duomo torna visibile, dopo 27 lunghi anni di cure, la meravigliosa Porta del Paradiso del Ghiberti, restituita a nuova luce proprio dalle restauratrici dell'Opificio delle Pietre Dure. E' un successo di pubblico e di popolo, a cui partecipano centinaia di fiorentini e di turisti curiosi di tornare ad ammirare il capolavoro realizzato tra il 1425 e il 1452 per il Battistero del Duomo, sotto i ferri dal 1985. Ma per Ciatti è anche il giorno di farsi sentire: «L'Opificio ha bisogno di un futuro, il governo ci pensi», tiene a dire di fronte alla platea di autorità accorse in Duomo per l'inaugurazione, tra cui il sottosegretario ai beni culturali, il fiorentino Roberto Cecchi. Ciatti spiega che la pianta organica dell'Opificio prevederebbe qualcosa come 160 persone, ma che già da tempo la struttura viaggia al di sotto delle sue necessità. Certo la crisi si è accelerata negli ultimi 2-3 anni: ancora nel 2009 erano 120 gli addetti dell'ente, che ha sede dentro la Fortezza Da Basso. Per la prima volta da sempre oggi l'Opificio si ritrova con meno di cento dipendenti: «Siamo a 99», conta Ciatti. Ma non è nemmeno questo il problema: «Finora ce la siamo cavata, in tutti i modi possibili. Senza nemmeno mai mancare di dare una mano: nei prossimi giorni alcuni dei nostri restauratori partono per Sassuolo, dove stiamo allestendo un laboratorio per le opere danneggiate dal sisma in Emilia. Ma la prospettiva è terribile: secondo i miei conti tra 5 anni saremo la metà, oltre una quarantina vanno in pensione», sospira il sovrintendente. Convinto che sia l'ora delle risposte: «Lo dico in tutte le sedi possibili: serve una soluzione». Da Cecchi arriva però solo un'apertura di credito: «Il restauro e la conservazione sono un'eccellenza italiana: questo deve essere un punto di riferimento per questo governo e per quelli che verranno». La Porta del Ghiberti intanto è tornata. «Dobbiamo essere grati a quanti hanno reso possibile la restituzione a Firenze e al mondo di quest'opera, che è un'opera di arte, di cultura ma anche di fede. Oggi è ancora intatta la sua capacità narrativa della fede cristiana », il ringraziamento dell'arcivescovo Giuseppe Betori. «Oggi è un giorno importante», l'emozione del sindaco Renzi. «Ricreare la piazza Duomo del Medioevo dentro il museo nella nuova sala che accoglierà la Porta», la suggestione annunciata da monsignor Timothy Verdon, direttore del museo dell'Opera.