Le reazioni I sindacati accusano. "Ma il sito si può salvare" COME sono stati utilizzati gli 80 milioni spesi tra il 2008 e il 2010, durante la gestione commissariale, in particolare sotto la guida della Protezione civile? E in quali rivoli si è dissolto quel milione di euro che, nel 2005, era stato impegnato proprio per le coperture di Villa dei Misteri, la domus che ieri ha "perso" una trave volata giù per otto metri? E ancora: da quanti anni la manutenzione ordinaria di Pompei è, di fatto, sospesa? Con quali criteri sono stati assottigliati, quasi fino allo zero, quei profili di lavoratori che formavano le squadre di intervento "in loco", durante abituali giri di controllo? Retaggi di un'epoca lontana, erano «i tempi belli alla Maiuri», racconta oggi un maturo e arrabbiato sindacalista. Dopo l'ennesimo crollo e i sigilli della sicurezza postuma un divieto comunque circoscritto solo al cuore centrale della splendida e tuttora visitabile Villa dei Misteri quelle che si addensano sul banco della politica culturale sono domande non inedite, purtroppo. Eppure non sufficientemente esplorate. Biagio De Felice, delegato Cgil, è uno dei testimoni del «decadimento» della qualità della gestione, negli ultimi anni. Un sindacalista di lungo corso e appassionata conoscenza dell'area. «Su Pompei si sono scatenati appetiti sempre più voraci nel corso delle più recenti stagioni, culminate con la gestione commissariale», premette De Felice. «Per fortuna, siamo usciti da quella logica: ma è anche vero che il governo non ha deciso di investire concretamente. Allo stato, se non fosse per l'impegno dell'Unione europea che ha puntato i famosi 105 milioni sia sul restauro di alcune ville sia sulla messa in sicurezza, non avremmo alcun intervento fattivo per la salvaguardia e la tutela di questo immenso patrimonio. Eppure, non è detto affatto, come certi avvoltoi prefigurano, che gli Scavi archeologici non possano salvarsi». La lettura dei numeri relativi alla cura degli Scavi, inesorabilmente in calo, raccontano già molto. Su 66 ettari di parco archeologico, 44 sono quelli riportati alla luce, ma solo poco più della metà delle ville sono visitabili. E negli ultimi dieci anni, i dipendenti sono passati dai 750 dei primi del Duemila ai 499 di oggi. Racconta De Felice: una volta avevamo un'organizzazione semplice. C'era un archeologo attorniato da assistenti che, a loro volta, inviavano di volta in volta, a seconda dei giri compiuti, un paio di squadre di manutentori specializzati che intervenivano su pitture, murature, o marmi». Un lavoro letteralmente cancellato per lunghi anni, fino alla recentissima inversione di marcia, con il piano Pompei e l'assunzione nei mesi scorsi delle 22 nuove figure professionali, prevalentemente archeologici e architetti. Ma errori, chiusure e cedimenti choc si pagano. Lo sottolinea Salvatore Alteri, segretario della Cisl di Napoli. «Negli scavi archeologici di Pompei dal 1 gennaio al 31 agosto del 2012 ci sono state 1 milione, 623mila e 473 visite di turisti. Le presenze registrate nello stesso periodo del 2011 evidenziano un calo di 44mila e 721 visitatori. Nell'ultimo anno invece i custodi in servizio presso il sito sono scesi a 28. Questo, unito ai continui crolli, hanno causato il calo dei visitatori a Pompei. Bisogna aprire un tavolo di confronto con la Soprintendenza e puntare su un serio processo di riorganizzazione del personale e di verifica come previsto dalla spending review». Alteri punta poi al vertice della Soprintendenza, pure autrice di una via d'uscita, per una possibile risalita. «Siamo esterrefatti dalla dichiarazione rilasciata dalla Soprintendenza sottolinea il numero uno della funzione pubblica Cisl che sottolinea l'assenza di danni. Viene ancora sottovalutata la questione sicurezza e la salute dei lavoratori e di quanti ogni giorno visitano il sito archeologico». (conchita sannino)