Da Berlusconi a Monti, da Bondi e Galan ad Ornaghi, e siamo sempre al punto di prima: bastano un paio di giorni di pioggia per sfarinare gli scavi archeologici di Pompei. Nella notte tra venerdì e sabato è crollata una trave di legno di circa quattro metri che fa parte del sistema di sostegno del tetto in tegole nel peristilio di Villa dei Misteri. Si tratta della celebre domus suburbana che è forse l'edificio più celebre e visitato di Pompei, tanto da dare il nome alla fermata della Circumvesuviana , il trenino che collega Napoli coi paesi della provincia. Meno male che non c'era nessuno, perché se la trave fosse precipitata di sabato mattina poteva andare a finire in testa a uno dei tanti turisti che pullulano il sito. Oppure in fronte a un custode. "Eravamo un po' spaventati" ha detto uno di loro commentando il ritrovamento avvenuto durante un giro di controllo. La Soprintendenza si è affrettata a precisare che la trave fa parte di una struttura moderna, montata negli anni '70 e di nessuna importanza storica, che non ci sono stati danni alle strutture archeologiche e alle coperture, e la parete affrescata sottostante è rimasta intatta. Ma il pensiero non può non correre all'impressionante catena di sfacelo iniziata il 6 novembre 2010 con il crollo della Schola Armaturarum, quando Napolitano parlò di "vergogna per l'Italia". Seguirono: 22 ottobre 2011, crolli del muro romano nei pressi della porta di Nola; 21 dicembre 2011, cedimento di un pilastro della Villa di Loreio Tiburtino; 22 febbraio 2012, caduta di frammenti di intonaco da un muro nel Tempio di Giove; 27 febbraio 2012, crollo di intonaco non affrescato da una parete dell'atrio della Domus della Venere in Conchiglia. Grete Stefani, da pochi giorni direttore degli Scavi, dice di stare tranquilli: "I rischi per l'incolumità dei turisti sono praticamente inesistenti". "La cosa strana aggiunge è che la trave è integra e, a vista, non appariva pericolante. Ha ceduto alle estremità per via delle infiltrazioni d'acqua". Altrettanto strano è che i lavori di restyling e messa in sicurezza, per i quali l'Ue ha stanziato 105 milioni di euro, invece di partire a luglio come previsto sono slittati a ottobre. Quando inevitabilmente il tempo inizierà ad essere maggiormente piovoso. "Uno slittamento dovuto anche alla pausa estiva spiega il segretario generale del Mibac Antonia Pasqua Recchia ma il Grande Progetto Pompei va avanti, siamo in fase di chiusura dell'assegnazione dei primi lotti". C'è invece chi pensa che bisognerebbe partire dalle piccole cose: secondo la senatrice Pdl Diana De Feo quest'anno sarebbero avvenuti "più di venti crolli" e non si capisce "perché avendo a disposizione un personale di quasi mille unità non vi siano squadre di manutenzione ordinaria sempre a disposizione, soprattutto nelle zone aperte al pubblico". Mentre è alle battute finali l'inchiesta della Procura di Torre Annunziata guidata dal reggente Raffaele Marino sulla gestione commissariale di Pompei negli anni del governo Berlusconi. Il procuratore capo dell'epoca, Diego Marmo, denunciò di aver scoperto che i crolli non venivano nemmeno segnalati agli inquirenti. Il fascicolo è sulle scrivanie dei pm Rosa Annunziata ed Emilio Prisco. Per scelta di strategia investigativa, si è preferito ascoltare gli indagati prima di chiudere le indagini.