Colpo di scena per Palazzo Grassi venduto venti giorni fa dalla Fiat al Casinò di Venezia. Ieri sera, dopo una intensa e a volte frenetica giornata di trattative, la prestigiosa sede vene-ziana sede negli anni scorsi, sotto la gestione Fiat, di mostre di rinomanza mondiale, il Casinò ha a sua volta venduto il 95 del Palazzo al finanziere genovese Guido Angelo Terruzzi per una somma di poco superiore ai 28 milioni di euro. L'acquisto del 100 dalla Fiat era costato al Casinò 28,9 milioni di euro. L'accordo prevede che al finanziere genovese andranno parte del piano nobile e dell'ultimo piano di Palazzo Grassi per l'esposizione della sua collezione di opere d'arte (con quadri anche di Tiziano, Tintoretto, Canaletto...) e che viene aumentata di anno in anno dalla Fondazione istituita da Terruzzi. Il resto del Palazzo rimane al Casinò (e al Comune) che avrà la gestione delle esposizioni cittadine e del marchio "Palazzo Grassi". Terruzzi restaurerà anche il Teatro retrostante per fare un "Palazzo Grassi 2". Palazzo Grassi dalla Fiat a Terruzzi via Casinò. Terzo proprietario in 20 giorni Palazzo Grassi non è più della Fiat, ma non è più nemmeno del Casinò e quindi del Comune di Venezia. Nel giro di 20 giorni la casa automobilistica torinese ha venduto il 100 delle quote della casa espositiva sul Canal Grande, conosciuta in tutto mondo, alla Spa del Casinò veneziano e questa, a sua volta, ha ceduto il 95 delle quote al finanziere genovese Guido Angelo Terruzzi che in cambio ha versato un assegno di poco più di 28 milioni di euro. L'imprenditore con la passione per l'arte cercava un luogo dove esporre le sue opere (una collezione immensa con quadri di artisti del Quattrocento veneziano, con Tiziano, Tintoretto, Canaletto, Bellotto... ) che da sole potrebbero riempire un museo di prim'ordine. Ha individuato palazzo Grassi e se n'è innamorato; il Casinò, dal canto suo, aveva assolutamente bisogno di trovare partner "solvibili" per diminuire la propria esposizione: con la Fiat il 29 gennaio scorso ha firmato un preliminare per 28,9 milioni di euro, e una cifra del genere avrebbe messo in difficoltà la casa da gioco i cui incassi costituiscono annualmente buona parte del bilancio comunale veneziano. Al momento della firma del preliminare di privati ufficialmente ce n'erano solo due (una casa editrice, Skirà, e una società di trasporti d'opere d'arte, Arteria); ora queste due entreranno con una quota nel 5 che rimane al Casinò e, forse, presto direttamente al Comune. L'accordo siglato ieri con Terruzzi prevede che il 95 acquistato confluirà nella fondazione che il finanziere sta costituendo proprio per il suo patrimonio di opere d'arte e per incrementarlo (ogni anno la fon-dazione potrà contare su 10 milioni d'euro per nuovi acquisti); inoltre prevede che, per questi dipinti, Terruzzi potrà disporre di parte del piano nobile e dell'ultimo piano di Palazzo Grassi; il resto andrà al CasinòComune che avrà la gestione delle esposizioni cittadine e del marchio Palazzo Grassi. Dal piano nobile c'è un passaggio che porta direttamente al retrostante teatro novecentesco in rovina: Terruzzi lo restaurerà completamente creando "Palazzo Grassi 2" ossia una nuova ala dell'edificio dedicata ad esposizioni: il progetto sarà affidato a architetti di fama mondiale e dovrà essere moderno e funzionale, in modo da recuperare il maggior spazio possibile. In un comunicato diffuso ieri sera congiuntamente dalle due parti si spiega che si prevede addirittura «il raddoppio degli spazi espositivi attuali. L'investimento della Fondazione Terruzzi rappresenta uno dei più importanti interventi di mecenatismo privato nella storia della cultura veneziana». Prima di arrivare alla firma del contratto e a questo documento comune, ci sono stati alcuni problemi perché, nel pomeriggio, dal Comune sono arrivate perplessità sui contenuti dell'accordo, soprattutto riguardo agli spazi riservati alle esposizioni cittadine, che risulterebbero troppo esigui. Il problema, però, è che non si poteva certo chiedere al magnate genovese di firmare un assegno da 60 miliardi di lire per acquistare solo un teatro in rovina da rifare completamente. Nemmeno i più munifici sostenitori di Venezia hanno mai versato tanto senza ritorno. «L'operazione che si era proposta la parte pubblica, vale a dire quella di salvaguardare l'importante istituzione culturale, facendo da soggetto tramite di questa operazione, e non impegnare eccessivamente risorse pubbliche, ci pare positivamente portata a termine, nonostante le polemiche che ci sono state» ha commentato ieri sera l'assessore Giampaolo Sprocati che ha seguito per mesi questa vicenda ed è stato uno dei principali sostenitori dell'accordo con Terrazzi. Soddisfazione è stata espressa anche dal Casinò che ha concluso in tempi record questa operazione senza togliere risorse economiche fondamentali per la città e per la stessa casa da gioco.