L'oro del Rinascimento finisce sotto vetro Bentornati in Paradiso. Ci sono voluti ventisette anni, otto avvicendamenti alla soprintendenza dell'Opificio delle pietre dure, due direttori dei lavori, infiniti studi tecnici. Ma oggi la porta in bronzo e oro del Battistero di Lorenzo Ghiberti, uno dei massimi capolavori del Rinascimento, celebre per la definizione che delle sue due ante dette Michelangelo «elle son tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso» torna finalmente alla città. Non alla sua collocazione originaria, ma pochi metri più in là, nel museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, in una grande teca climatizzata costruita dai laboratori Goppion gli stessi che hanno creato quella per la Gioconda perché il restauro, sì, è ultimato, ma la cura definitiva non è stata trovata: la porta del Paradiso non potrà tornare all'aperto. Mai più. Dovrà invece restare conservata in condizioni di bassa umidità, in modo da evitare la formazione di sali instabili tra la superficie del bronzo e della pellicola dorata che, salendo, sollevano e perforano l'oro, causandone la distruzione. E' il motivo per cui gli esperti dell'Opificio, dell'Università e del Cnr continueranno a lavorare in cerca di una formula possibile per la costruzione di una barriera d'aria che la liberi almeno dalla schiavitù del vetro. Del resto, la stessa collocazione nel cortile coperto dell'Opera non è quella definitiva: terminati i lavori per il nuovo museo, nel 2015, la porta sarà spostata in una sala speciale, alta 16 metri, con accanto le altre due del Battistero a cui sarà riservato lo stesso trattamento (il restauro di quella a nord, sempre del Ghiberti, è stato annunciato ieri e partirà tra pochi giorni). Il ritorno della porta coincide con l'anniversario della fondazione dell'Opera, l'8 settembre del 1926. Per l'occasione si potranno visitare gratuitamente, oggi, le terrazze della cattedrale (ore 10-13), Battistero, campanile di Giotto e bottega degli Scalpellini (10-17) e museo (15-17). Rimarrà invece chiusa la cattedrale dove, alle 20.30, è in programma il concerto di Andrea Bocelli con il coro del Maggio (tutto esaurito). Pesante otto tonnellate, alta cinque metri e larga tre, la porta del Paradiso, commissionata al Ghiberti nel 1425 dalla potente Arte di Calimala, è, secondo Annamaria Giusti, direttrice dei lavori di restauro dal 1966, una «macchina complessa e perfetta, realizzata con una perizia senza precedenti e mai eguagliata». Fu completata dall'artista solo nel 1452, con l'aiuto di collaboratori eccellenti tra cui Donatello, Michelozzo, Luca Della Robbia, Benozzo Gozzoli, Bernardo Cennini. Il progetto, trecentesco, prevedeva in origine 28 riquadri contenenti dei quadrifogli gotici: Ghiberti li ridusse a dieci, ciascuno dei quali raffigurante un episodio dell'Antico Testamento. L'opera non ha mai lasciato la sua collocazione originaria fino al 1943 quando, in piena guerra, fu rimossa per ragioni di sicurezza. Tornò in Battistero nel 1948 dopo un restauro, condotto da Bruno Bearzi, che portò alla luce la doratura al mercurio, rimasta nascosta per secoli sotto lo sporco e una vernice nera apposta nel 1772. Scampata al conflitto mondiale, fu invece gravemente danneggiata dall'alluvione del 1966: l'urto dell'acqua fu talmente violento da aprire le ante e staccare sei pannelli dal telaio di bronzo. Rovinata dall'inquinamento e dai sali, fu oggetto di una prima campagna diagnostica nel 1978, pannello per pannello, e poi trasportata interamente in Opificio nel 1990. La replica presente in Battistero, finanziata dal mecenate giapponese Choichiro Motoyama, è stata fusa alla Galleria Frilli.