È partito il pronto soccorso delle opere d'arte: 1086 beni storici tra tele, tavole, statue, palloni, arredi lesionati dal sisma di maggio. Se ne occupano a Palazzo Ducale i restauratori e gli allievi dell'Opificio delle Pietre dure di Firenze e dell'Istituto per la conservazione e il restauro, istituti ministeriali noti nel mondo. La direzione regionale e le soprintendenze emiliane che da tre mesi lavorano ogni giorno per l'emergenza arte nella Bassa - ricordiamoci però che le priorità sono altre: le case della gente, le fabbriche, le scuole - hanno dunque scelto il meglio sulla piazza. Il lavoro sarà complicato e senz'altro durerà alcuni anni perché il personale tecnico che si alternerà a Sassuolo - parte quello di Roma poi arriveranno gli allievi della scuola di Firenze - deve vagliare lo stato di conservazione di ognuna delle mille opere, compilando una scheda e dando una priorità all'intervento. Funziona esattamente come al pronto soccorso, viene stabilito un codice e dalli si procederà con vero e proprio intervento di restauro probabilmente affidato ad aziende private. Ieri all'apertura del centro sassolese c'erano i vertici romani dei Beni culturali. «Siamo solo all'inizio - spiega Antonia Pasqua Recchia - di un processo importante e complesso e ancora ricordo come nelle prime ore dopo il sisma abbiamo affrontato l'emergenza dal nostro punto di vista. Nei mesi precedenti avevamo giusto approvato lo schema per le emergenze, ma mai avremmo pensato cheti a poco il modello sarebbe stato applicato in Emilia Oggi è un giorno festoso perché diamo il via a un recupero faticoso visto il numero di opere e penso che per gli allievi delle scuole di restauro sarà una occasione d'oro. I tecnici delle soprintendenze hanno utilizzato la propria auto per lavoro e fatto straordinari che il ministero per carenza di fondi non è riuscito ancora a pagare, ma abbiamo fatto le scelte doverose». Alcuni dirigenti, come il soprintendente Stefano Casciu e la direttrice regionale Carla di Francescom dalla prima ora si sono trasferiti praticamente nella Bassa: «Sassuolo oggi - spiegano di Francesco e Casciu - è sede temporanea della Galleria Estense di Modena lesionata e anche del centro di restauro e ciò è possibile per le sinergie con il Comune, gli istituti statali e i carabinieri della tutela. Le opere qui sono 1086 provenienti da 79 siti e sin dal 22 maggio abbiamo compreso che dovevamo mettere in piedi quanto oggi vedete». Era presente anche chi opererà direttamente. «Ci occuperemo del primo intervento di messa in sicurezza delle opere - spiega Gisella Capponi, direttrice dell'Istituto di Roma - in un luogo dalla giusta condizione microclimatica. Le opere sono di materiale eterogeneo e questo luogo di pronto intervento servirà alla messa in sicurezza delle opere storiche. Abbiamo scelto per Sassuolo le allieve del 62 corso della scuola che in un primo tempo dovevano occuparsi di Palazzo Litta a Milano". Il suo collega Marco Ciatti dell'Opificio fiorentino spiega come «Abbiamo tre compiti: i restauri, la ricerca artistica e la formazione qualificata. Ora noi blocchiamo il degrado di queste opere che poi saranno restaurate».