Musei, aree biblioteche. Tutto sbarrato per mancanza di fondi. Il Comune è al crac. E il Monte Paschi ha chiuso il portafoglio. Nei giorni dell'elemosina del pane rotto, l'Ospedale di Santa Maria della Scala apriva le porte alla città. Senesi, mendicanti e pellegrini sulla via Francigena contavano su quel luogo. Ricovero per "gettarelli" senza famiglia. Ospedale per generazioni, dal Medioevo al 19. Poi complesso museale: gigantesco scrigno di memoria. Sette secoli dopo, il Santa Maria della Scala ha rischiato, per la prima volta nella sua storia, di chiudere per mancanza di fondi. Il 31 agosto scadeva il contratto con le cooperative che si occupano dei servizi interni. E il commissariamento della città, a giugno, ha interrotto l'iter del bando di gara. A salvare il museo dalla chiusura sono stati l'intervento della Regione Toscana e del commissario straordinario di Siena, che hanno reperito gli 800 mila euro necessari al proseguimento delle attività. Ma la vicenda, se pur avviata a soluzione, ha reso più evidente lo stato di difficoltà del panorama culturale senese. Itinerario negato: i1 visitatore che il primo giorno di settembre si fosse inerpicato per i gradini del Palazzo pubblico, per affacciarsi sulla città, avrebbe avuto una brutta sorpresa: la Loggia dei Nove era chiusa per lavori. Imboccata la Via di Città, avrebbe scoperto che l'Accademia chigiana, con la sua collezione d'arte, è aperta solo per gli allievi. Che le visite guidate si tengono il venerdì e il sabato, ma che quel sabato erano sospese per manutenzione. Sarebbe passato indifferente davanti al Palazzo delle Papesse, con le porte serrate da quando non è più un sorprendente museo d'arte contemporanea. Avrebbe proseguito verso nord, piegando per via del Capitano in direzione del Santa Maria della Scala, quello sì aperto. Ma la frustrazione sarebbe stata definitiva: di aperto ci sono il Pellegrinaio, la Cappella del Manto, la Chiesa dell'Annunziata e le spoglie sale San Galgano e Sant'Ansano. Ambienti bellissimi, certo. Ma niente di paragonabile alla sensazione di immensità e di mistero che il luogo nella sua interezza sa comunicare: chiuso il Museo archeologico, con la strada interna, il percorso dell'acqua. Chiuso il fienile con Fonte Gaia, l'oratorio di Santa Carenna, le sale delle Compagnie. E il Museo per bambini, la biblioteca Briganti? Aperti su prenotazione. Mentre di fronte il Duomo svela il suo pavimento, qui i turisti restano disorientati. Come la città intera. Manca un sindaco, a Siena. Le casse del Comune sono vuote. Il commissario Enrico Laudanna ha i giorni contati per mettere in sicurezza i conti pubblici. E. la città si ritrova orfana di chi, finora, ha provveduto a tutto: la Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Sponsor unico. Con contribuiti variabili da 150 a 200 milioni di euro all'anno, la Fondazione ha assicurato il funzionamento di centinaia di attività. Solo nel 2010, con la crisi nell'aria, ha finanziato 779 attività per 70 milioni di curo. Una pioggia di denaro finita nelle mani di associazioni culturali, sportive, turistiche, comunità, reti di volontariato. Soldi impiegati non solo per valorizzazioni e nuove iniziative. Ma per le spese correnti, gli stipendi. Al Comune, oltre a svariati milioni di curo per manutenzione ordinaria, sono andati 900 mila euro per attività culturali. Il Santa Maria della Scala ha ricevuto un milione e 200 mila curo per la gestione e un milione e 700 mila per i restauri. Un flusso di denaro ora interrotto: la Fondazione ha chiuso il bilancio 2011 con un disavanzo di 331,74 milioni di curo, anche a causa dell'andamento negativo del titolo Monte Paschi. E ha smesso di varare il bando per le erogazioni. «Nel 2011 non c'è stato. E neanche quest'anno. La Fondazione ha finanziato, in misura ridotta, solo i "progetti propri", che segue in ogni fase di sviluppo, e quelli pluriennali degli enti locali. Per ora, non vedo grandi prospettive, dice Gabriello Mancini, il presidente. Per gli operatori culturali, uno choc. Sul campo, un bollettino di guerra. Il Conservatorio Rinaldo Franci, che fino al 2010 riceveva denaro, si trova in una situazione di incertezza. "Non ricordo un momento così grave", dice il musicista Francesco Oliveto, per due mandati membro del consiglio d'amministrazione: l'anno accademico è imminente, gli insegnanti non hanno ancora garanzie che i loro corsi saranno attivati. E 200 studenti non sanno se il loro percorso di studi sarà interrotto... Delicata la situazione all'Accademia Chigiana: è un progetto della Fondazione, ha dalla sua parte il testamento del fondatore, il conte Chigi Saracini che impegna il Monte dei Paschi a finanziarla, ma si sa che non naviga in acque tranquille. Legatissima alla Fondazione è Siena Jazz: nel 2010 ha ricevuto 330 mila curo, ma sono stati gli ultimi soldi. E se nel 2009 ha cessato la programmazione il festival del Cortometraggio, quest'anno è toccato al Festival del Documentario fare i conti col nuovo vento: è migrato a Cortona. «Ad aprile 2013 chiuderà, per mancanza di fondi, la sala teatrale Lia Lapini", interviene la regista e attrice Mila Moretti di Tcatr02: «Costava al Comune 4 mila euro al mese e consentiva a molti gruppi indipendenti di provare e tenere corsi di teatro di alto livello. Ma non ci sono neanche quelli». «Sms contemporanea non è neppure mai stata chiusa, ma lasciata morire», dice Marco Pierini, ex direttore del Centro arte contemporanea di Siena, prima ospitato alle Papesse e fino al marzo 2010 al Santa Maria della Scala: «Le Papesse organizzavano eventi di richiamo internazionale, corsi di formazione». Erano energia viva in città: con i reading, i concerti, Radio Papesse. «Nonostante i 25 mila ingressi all'anno, si è detto che c'era scarso interesse per l'arte contemporanea ed era necessario risparmiare. Il Palazzo è stato chiuso. Trasferiti al Santa Maria, in pochi mesi il personale - una dozzina di persone - era ridotto a quattro. «Soffrono le biblioteche, chiudono le librerie: come la Ticci, quella di Federigo Tozzi. E, prima, la libreria Sic!'., dice una fonte anonima: «Qui la cultura non conta niente». Per non parlare di quel gioiello che è la Pinacoteca nazionale: da anni insegue il sogno di una sede più adeguata. Ospedale in cerca d'identità, il «Santa Maria della Scala rappresenta l'anima della collettività. Per tenerlo aperto, non avevo altra scelta: ho impiegato soldi del Monte dei Paschi inizialmente destinati ai festeggiamenti di fine anno. Ma non ho certo pregiudizi su altre soluzioni», spiega il prefetto Laudanna. Ora la sfida è più alta: dotare il museo di un nuovo status giuridico. Una fondazione, con l'ingresso dei privati. «L'Ospedale deve ridefinire la sua identità», conferma Anna Carli, l'ultimo rettore: «Può dare spazio a tutti i linguaggi dell'arte. Dal 1997 al 2007 è stato gestito in modo autonomo come istituzione. Il momento critico è stato il passaggio a ufficio del Comune: si è ritrovato condizionato alle vicende politiche e finanziarie». E le scelte culturali, rispetto alle mostre del passato, si sono fatte ben più pop. «L'errore è pensare che la cultura sia solo un volano per il turismo. La forza della cultura è dare ai cittadini sensibilità. E creatività. Quella sì può diventare strumento di nuova economia.. «I contributi della Fondazione non si possono più ritenere certi, è necessario guardare ad altre fonti di finanziamento»,dice Mancini: «Abbiamo sempre esortato tutti a non considerarci un bancomat. Probabilmente, abituati ad avere la risposta sicura, la città si è trovata impreparata Un cambio di rotta che porterà a rivedere il modello di finanziamento? «Operiamo in un contesto di sussidarietà, non possiamo sostituirci a nessuno. La Fondazione accompagna. Ma ci sono gli enti locali. Purtroppo, non sempre è stato così «Quando le risorse ci sono è difficile non approfittarne, nota Pier Luigi Sacco, docente di Economia della cultura allo Iulm e direttore di candidatura di Siena capitale della cultura 2019: "Bisogna ricostruire la cultura imprenditoriale". Capitale della cultura? Sit-in, dibattiti: il fermento è nell'aria. E su Internet: «Le voci libere si trovano nei blog», informa un professore: l'" Eretico di Siena", "Fratello illuminato", "Il senso della misura", "Il Gavinone". Da Facebook è partita una protesta con un leader, Giulio Burresi, studente di Storia dell'arte: dice di ispirarsi a Ranuccio Bianchi Bandinelli, «fiero perché i senesi gli tolsero il saluto». Dalla sua pagina è nato un Osservatorio per la cultura, apartitico,che si riunisce nelle librerie. Anche in vista di Siena capitale della cultura. La città se lo è messo in testa. il comitato lavora per formalizzare la richiesta entro l'anno. «La Commissione europea sceglie in base alla dimensione del progetto, alla partecipazione dei cittadini, alla capacità di rilanciare una realtà di crisi, dice Sacco. «È un'occasione di rinnovamento. Siena è alla fine di una crescita autoreferenziale. Ha pensato di fare da sola, Monte dei Paschi le ha dato apparente solidità». Ora i soldi vengono meno, un commissario le fa i conti in tacca. "Ma per la città è un'opportunità: quella di svincolarsi dal sistema bancario. E inaugurare una nuova economia" Penalizzati anche calcio e basket Le prime a essere colpite sono state le donne. Il Siena calcio femminile, dopo 12 anni di sudore, fatica e serate spese ad allenarsi-, come racconta Elena Casi, vicepresidente della società. quest'anno è stato promosso in serie A. Come i maschi del calcio e del basket, gli altri due sport di eccellenza a Siena. Ma per mancanza di sponsor, a cominciare dal Mps, il Siena calcio in gonnella non ha potuto iscriversi al campionato. Niente soldi. niente serie A. E un pesante campanello di allarme per lo sport senese, dalla serie massima a quelle inferiori, che in questi anni è vissuto all'ombra delle sponsorizzazioni del Mps e dei finanziamenti della Fondazione. Se la squadra di calcio delle donne ha dovuto rinunciare alla serie A, il Siena del presidente Massimo Mezzarorna e dell'allenatore Serse Cosmi rischia di retrocedere in B. Non solo per la penalizzazione di 6 punti per il calcio scommesse, ma soprattutto per lo spettro che nel 2014 il Mps di Alessandro Profumo non confermi la ricca sponsorizzazione di circa 8 milioni annui. Uno spettro che aleggia anche nel basket. dove la Montepaschi Mens Sana, dopo la conquista di sei scudetti consecutivi. rischia di essere pesantemente ridimensionata. Finora è stata la squadra più ricca in Italia, superiore persino all'Olimpia di Milano, griffata Armani, e se anche il Mps ha confermato il contratto di sponsorizzazione fino al 2014, intorno agli 8 milioni, il presidente della società Ferdinando Minucci ha rivoluzionato la squadra cedendo i migliori giocatori e rinunciando al coach Simone Pianigiani. Per non farsi trovare impreparato quando tra due anni scadrà la sponsorizzazione del Mps.