II portavoce del ministro Ornaghi, Franco Miracco, spiega che in Italia ci sono tante altre emergenze. «I soprintendenti devono abituarsi a fare i manager» «E' forse solo Miramare a piangere? No, questo è lo stato di cose su tutto il territorio nazionale per i beni culturali. L'obiettivo dev'essere risolvere, stando coi piedi in terra, i problemi una volta per tutte, ma con costanza, con una armonica integrazione tra città e quella cosa splendida che sono castello e parco di Miramare, elaborando un progetto sostenibile e credibile. Subito, qui e ora. Ogni bene, se diventa "insula" nel panorama nazionale, perde. Inoltre i soprintendenti devono essere anche manager, devono saper fare con quello che passa il convento, e dopo lo sfogo e la delusione devono saper ripartire, anche da zero». Il concreto parere arriva dal ministero, ma è contiguo anche al Comune, nel ruolo di Franco Miracco, consigliere un tempo del ministro Giancarlo Galan, e ora del ministro "tecnico" ai Beni culturali Lorenzo Omaghi, ma da poco consulente del sindaco Cosolini perla cultura. Miracco qui parla in vesti "ministeriali". Ricorda il dramma di Brera. Le gallerie dell'Accademia di Venezia. I "Grandi Uffizi" che non nascono mai. Ecco le priorità numero uno dello Stato in questo momento che è notoriamente il meno florido della storia italiana. E tuttavia, mentre assicura che «il problema non si risolve chiedendo la restituzione dei soldi incassati coi biglietti», qualche porta aperta Miracco la lascia di fronte agli organici stracciati che denuncia il soprintendente Luca Caburlotto, e alla carenza gravissima di denari. Su quella porta c'è scritto "progetto". «Perfino i cosiddetti "poli museali" - dice il consigliere di Ornaghi -, a Roma, Firenze, Napoli e Venezia, nati per consentire collaborazione ed eventuale travaso di risorse, sono in difficoltà, benché accolgano centinaia di migliaia di visitatori. Le esigenze del patrimonio culturale sono immense: strutture, esperti, staff, mostre. Non ce la fai mai. Perciò servono buon senso a pazienza, non benzina sul fuoco. E io mi auguro che se Trieste va a Roma con un buon progetto, ci sarà spazio per qualche aiuto particolare». Miracco (che cita squisiti esempi di "costanza" andati a ottimo fine) reagisce però anche allo scatto ultimo del soprintendente («su di me 40 anni di incuria»). «No - dice Miracco -, ho qui un libro di 40 anni fa pieno di foto, senza rovine, dunque non è incuria di 40 anni, questo significa screditare generazioni di ministri e soprintendenti. Il degrado è molto recente. Anche nel parco: il parco ha avuto un crollo. Ma di recente».