Il viaggio della discordia delle due opere d'arte: l'ex assessore Missineo aveva rifiutato l'accordo con la Royal Academy per poterle esporre all'Albergo delle povere. "Che fine fanno i 250 mila euro stanziati?" La mostra si sarebbe dovuta inaugurare sabato 15 settembre, per restare aperta fino a gennaio, e avrebbe dovuto ospitare cento tesori siciliani, per la prima volta esposti tutti assieme. Un'antologia di pezzi pregiati che avrebbe schierato l'uno accanto all'altro l'Annunciazione di Antonello da Messina, la Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio e la Vucciria di Guttuso, oltre al Satiro, all'Ariete e all'Auriga, assenti per "ferie". Ma come fanno a partire "improvvisamente" per l'estero tre opere d'arte che avrebbe dovuto far parte di una mostra già calendarizzata e, soprattutto, già finanziata? «Non è vero che l'accordo con Londra l'ho firmato io, al contrario: io avevo rifiutato l'invito per il Satiro e per l'Ariete proprio perché volevo garantire la partecipazione a questa mostra di tutti i tesori siciliani dice piccato Sebastiano Missineo Fino al 12 luglio, data delle mie dimissioni, la mostra era in calendario, con un suo budget e con le risorse impegnate. E l'Auriga sarebbe tornata in tempo per la mostra per poi ripartire per Los Angeles. Evidentemente dopo le mie dimissioni è stato stipulato l'accordo con la Royal Academy e i 250 mila euro di finanziamento sono stati dirottati altrove, bisogna capire dove. Di certo c'è che la mostra è saltata: sarebbe stata un'occasione unica, una grande opportunità di attrazione turistica. Novantasette pezzi all'Albergo delle povere più l'Annunciata di Antonello e il Trionfo della morte, che sono inamovibili, all'Abatellis, creando così un circuito d'arte. I visitatori con lo stesso biglietto avrebbero avuto accesso anche nei siti archeologici. La mostra non si farà più ma qualcuno spieghi che fine hanno fatto i fondi». Una risposta che può dare oggi stesso il nuovo assessore ai Beni culturali, Amleto Trigilo, che assieme al direttore della Royal Academy di Londra, Chritopher Le Brun e al sindaco di Mazara Nicola Cristaldi, illustrerà i dettagli del viaggio londinese del Satiro e dell'Ariete. I due bronzi torneranno a dicembre: l'Ariete, al Museo regionale archeologico Salinas, che per quella data ha in programma la riapertura dopo una lunga chiusura per restauri e modifiche, mentre il Satiro sarà ricollocato nell'ex chiesa di Mazara del Vallo. Che nel frattempo accoglierà i visitatori con sola la presenza di qualche frammento di anfora e con un biglietto ridotto da cinque a un euro. In compenso a Mazara arriverà la mostra sull'Islam in Sicilia, che da Gibellina si sposta di trenta chilometri per risarcire la città dell'assenza del Satiro. Per rivedere l'Auriga di Mozia, invece, bisognerà attendere un po' di tempo, sicuramente tutto il 2013, perché dopo la sosta inglese è previsto un viaggio americano al Getty Museum di Los Angeles, secondo un accordo firmato già da tempo che doterà la scultura di un nuovo basamento anti sismico; l'ipotesi del nuovo e successivo viaggio della scultura, nell'Ohio, è invece ancora da definire: dunque potrebbe anche tornare nel 2014, occorrerà capire chi, e se, firmerà l'ulteriore proroga alla tournée all'estero. Si riapre, così, l'eterno dibattito sull'utilità dei viaggi delle opere d'arte che divide il mondo degli esperti d'arte e dei consulenti marketing tra chi vede nelle esposizioni internazionali una possibilità di prestigio per la Sicilia e un biglietto da visita di assoluto rilievo e chi, invece, paventa i rischi per l'incolumità di capolavori fragili senza ravvisare un ritorno d'immagine fruttuoso. Un dibattito che in passato ha visto studiosi e docenti come Alessandra Mottola Molfino, responsabile nazionale di Italia Nostra, e Salvatore Settis, già direttore della Scuola Normale di Pisa, convinti che la partenza delle opere dalla Sicilia sia un boomerang: i turisti e gli appassionati che si recano nei musei, convinti di trovare le opere d'arte della collezione, restano delusi dall'assenza degli stessi. Senza contare che i continui viaggi potrebbero compromettere lo "stato di salute" di alcune opere particolarmente delicate, tanto che è stata stilata una apposita lista per individuare i gioielli inamovibili: lista, però, che nel tempo ha subito una serie di deroghe, a cominciare dall'Auriga. «Io sono sempre stato favorevole ai viaggi delle opere d'arte tiene a sottolineare l'ex assessore Missineo Rendiamoci conto che nessun museo siciliano supera le 50 mila presenza annue mentre l'Adorazione dei pastori di Caravaggio, conservato a Messina, al Puskin di Mosca ha fatto registrare 5 mila visitatori al giorno. I rischi? Sull'Auriga di Mozia c'era l'ok del Centro di restauro: se ci sono le condizioni di sicurezza non vedo perché negargli un palcoscenico di prestigio come il British museum quando il museo di Mozia ha il soffitto pericolante». Ma qual è l'iter da seguire per i visti e le partenze delle opere d'arte siciliane? In realtà, esiste un organismo, il Consiglio regionale dei Beni culturali, preposto a valutare la congruità e l'opportunità dei viaggi delle opere d'arte: ma da cinque anni è decaduto, e mai più ricostituito. Il Sovrintendente di Palermo Gaetano Gullo dice: «Stiamo lavorando alla sua ricostituzione, ma ci vorrà ancora tempo perché è composto da molti membri». Una cinquantina, per l'esattezza, un piccolo parlamento dei Beni culturali, la cui presidenza coincide con la figura del presidente della Regione, ed è formato dagli assessori ai Beni culturali, Turismo ed Economia; seguono nove membri eletti dal-l'Ars, nove docenti universitari, tre rappresentanti delle sigle sindacali, tre consiglieri scolastici provinciali, tre rappresentanti delle associazioni culturali ricreative, eccetera. E in sua assenza? Decide l'assessore sentito il Presidente della Regione.