Per l'ex miniera Gessolungo (chiusa) esistono un capostruttura e vari addetti "E lo chiamano museo": questo viene da dire - mimando la canzone "E la chiamano estate" cantata da Bruno Martino - per il "museo" dell'ex miniera di zolfo Gessolungo. Perché nell'ex miniera è stato istituito proprio un museo. La canzone di Bruno Martino prosegue: "E la chiamano estate quest'estate senza te". Per il museo dell'ex miniera Gessolungo bisogna dire: "E lo chiamano museo quello che non c'è". Non solo perché nell'ex miniera il museo è solo sulla carta, ma anche perché non si comprende come potrebbe essere realizzato dal momento che tutto il sito minerario (ex miniera, attrezzature varie, ruderi di immobili e una vasta area attorno) è di proprietà privata. Eppure l'Assessorato regionale per i beni culturali ed ambientali, vi ha istituito un museo pubblico su area privata. L'ha fatto con legge del 1991. Ora ha creato il servizio di museo interdisciplinare regionale di Caltanissetta al quale fanno capo il museo archeologico di Caltanissetta, il museo archeologico di Marianopoli, e i musei delle ex miniere di zolfo di Gessolungo, La Grasta e Trabia Tallarita. Dei 3 musei previsti nelle ex miniere, è stato realizzato ed esiste solo quello della Trabia Tallarita. Per la Gessolungo e la La Grasta, e soprattutto per la Gessolungo, il museo è solo un sogno difficile (molto difficile) da realizzarsi almeno sino a quando il sito minerario sarà di proprietà privata. Tanto è vero che gli assessori regionali del settore che si sono succeduti non li hanno mai attivati. Malgrado questo, per il "museo" dell'ex miniera Gessolungo, che non esiste, ci sono un capo struttura, 1 unità operativa e altri addetti. Sperpero di soldi? Tutto questo mentre l'assessore regionale Gaetano Armao parla di "spending review" e, di contro, con Ddg nn. 1512 e 1513 del giugno 2010 sono stati creati dirigenti e sottodirigenti a mai finire anche nel settore dei beni culturali. Intanto alla Gessolungo non c'è il museo ma c'è quello che può definirsi una grande vergogna e costituisce un'offesa per i minatori che vi lavorarono e morirono. La Gessolungo, chiusa ormai da più anni e da altrettanto tempo abbandonata, è diventata una discarica a cielo aperto dove ci sono rifiuti di ogni genere e grandezza che imputridiscono l'area e che atterriscono solo a guardarli. C'è anche una grande quantità (proprio tanta) di amianto le cui conseguenze oltre modo dannose per la salute sono note. Ci sono coperture in eternit costituite da cemento-amianto. E poi tanti altri rifiuti ancora che nessuno rimuove proprio perché il sito è di proprietà privata e nessuno può entrarvi. Mentre le strutture esistenti, che comprendono anche alcuni immobili ormai inutilizzabili, si deteriorano giorno dopo giorno perché abbandonate. E pure mentre i ladri rubano quanto ritengono possa fruttare loro qualche vantaggio. Eppure la Regione non solo vi ha istituito il museo che non c'è, ma ha nominato pure il personale che dovrebbe occuparsi di questa realtà mineraria. 07092012
SICILIA - Una discarica nell'area museale
L'ex miniera di zolfo Gessolungo, chiusa e abbandonata, ha un capo struttura e un personale che lavora su un "museo" che non esiste. Il museo è stato istituito con legge del 1991, ma non è stato realizzato a causa della proprietà privata del sito minerario. L'Assessorato regionale per i beni culturali ed ambientali ha creato un servizio di museo interdisciplinare regionale di Caltanissetta, che comprende il museo archeologico di Caltanissetta, il museo archeologico di Marianopoli e i musei delle ex miniere di zolfo di Gessolungo, La Grasta e Trabia Tallarita. Solo il museo della Trabia Tallarita è stato realizzato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo