Quando si dice «il profondo Sud». Si scopre che la diocesi di Trapani possiede una raccolta d'arte sacra contemooranea: una collezione internazionale, con opere -fra gli altri- di Carla Accardi, Piero Guccione, Ennio Calabria, nonché provenienti dall'India, dall'America Latina, dall'Estremo Oriente. Capolavori musealizzati a dovere, con tanto di curatore scientifico, in uno spazio espositivo di oltre 700 metri quadrati nello storico seminario vescovile. Ma quello di Trapani è solo uno dei 16 musei d'arte religiosa (diocesani, parrocchiali, di congregazioni) inaugurati in Italia lo scorso anno. E questa una delle molte perle (cioè buone notizie) che saltano all'occhio spulciando le pagine, fresche di stampa, del «Notiziario 2004» redatto dall'Ufficio Beni Culturali della Cei al termine di un anno copioso di fatti, di novità, di iniziative, a riprova di una non sopita reattività e vitalità culturale delle Chiese locali, capaci di interloquire sia col passato sia con l'attualità. Un gran lavoro quello redatto dal direttore monsignor Giancarlo Santi, che elenca pazientemente e sistematicamente tutto lo scibile in materia: documenti magisteriali, corsi, scuole, iniziative formative, convegni, conferenze, nuovi musei, nuove chiese, mostre e manifestazioni, bibliografie, restauri, eventi vari. Un repertorio semplice e utile, una miniera di informazioni da segnalare a tutti coloro che operano nel campo dei beni culturali, e che spesso non conoscono ciò che avviene al di fuori del loro cortile. Perché lo scenario, secondo Santi, è proprio quello di una varietà che somiglia troppo a una frammentazione. È così? «La situazione è indubbiamente vivace, ma manca un opportuno contatto, un collegamento fra le diverse realtà, e fra le varie diocesi. Il problema si pone soprattutto per i musei, che sono strutture estremamente costose e che potrebbero trovare una loro iniziale economia di scala cominciando col mettere in comune le informazioni d'archivio, il catalogo delle collezioni, così da poter organizzare, per esempio, mostre in partnership. Non a caso il prossimo convegno dell'Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, che si terrà dal 12 al 15 ottobre a Susa, avrà come oggetto di riflessione "Museo e comunicazione". Per quella data potremo pubblicare la mappa aggiornata di questi musei, ormai quasi mille, che verranno tutti descritti in una scheda. Troppe opere d'arte collocate nelle chiese sono a rischio di furto, o di degrado: non c'è alternativa alla loro musealizzazione. Altra grande questione sul tappeto è quella della formazione del personale, molto onerosa per le forze di una diocesi, sia in termini scientifico-professionali, sia sotto l'aspetto finanziario». Il suo ufficio sta conducendo da anni un lavoro sinottico, con uno sguardo d'assieme sul patrimonio e sulla vita culturale della Chiesa italiana. Qual è lo stato della riflessione e degli studi? «Abbiamo in corso una ricerca a tappeto sull'architettura sacra del '900, condotto diocesi per diocesi: ci consentirà una conoscenza più seria e analitica di un secolo fecondo ma scarsamente compreso e ancora soggetto a luoghi comuni. Il tutto verrà pubblicato e messo in rete entro l'estate del 2006. Questa pubblicazione sarà preceduta dalla Guida delle cattedrali italiane, che uscirà nell'autunno di quest'anno. Per Natale è poi prevista l'uscita del Manuale di storia dell'arte cristiana in Italia curato da Timothy Verdon, una rilettura dell'arte come fenomeno generato all'interno della comunità di fede. Si tratta di ricerche valide e originali, alle quali la Cei da il patrocinio». Restando all'architettura, qual è il bilancio dei concorsi per la costruzione di nuove chiese parrocchiali? «Per il nuovo concorso nazionale indetto dalla Cei sono stati selezionati i siti di Reggio Emilia, Ascoli e Avellino. Siamo ora in attesa che parta il bando. Dopo tre esperienze fatte, possiamo affermare che dal punto di vista culturale lo strumento del concorso si è rivelato di enorme utilità: ha consentito alle diocesi interessate di avere ottimi progetti; si sono inoltre avviati importanti rapporti col mondo professionale degli architetti e con l'università, che hanno riscoperto la Chiesa come committente volitivo e ambizioso. Proprio per questo, lo strumento del concorso pubblico dovrebbe essere usato più diffusamente, sostituendo quello della licitazione privata, per non sacrificare questa raggiunta qualità». Negli ultimi anni, una novità interessante è stata l'istituzione di corsi accademici di arte sacra e di gestione. «L'attività formativa sta crescendo e le iniziative si moltiplicano. Sono ormai istituzionalizzati i corsi presso le Accademie di Milano e di Palermo. A questi si sono aggiunti i master post laurea della durata di un anno alla facoltà di Architettura a Roma Valle Giulia e alla Facoltà teologica di Firenze, che ha visto la frequenza di trenta architetti provenienti da tutt'Italia. L'Università Cattolica di Milano ha istituito un corso di perfezionamento in Gestione e valorizzazione dei Beni culturali ecclesiastici, rivolto ai futuri manager. Ricordo infine la bella esperienza delle "Settimane di formazione" per giovani artisti organizzate a San Gabriele dalla Fondazione Stauròs dei Passionisti, corsi ai quali hanno collaborato, in qualità di docenti, artisti del calibro di Ornar Galliani». Chiudiamo questa nostra panoramica con una questione intorno alla quale non sono mancate le polemiche: quella delle chiese con l'ingresso a pagamento per i turisti. «Il problema, se così lo si può definire, riguarda 75 chiese sulle centomila presenti in Italia. Per di più si tratta di contesti diversi, non equiparabili fra loro. La decisione di stabilire un ticket d'entrata in una cattedrale o in una basilica è di sovrana pertinenza vescovile, e su ciò la Cei non ha neppure poteri d'indirizzo. In Francia e in Germania la cosa avviene da tempo e non scandalizza nessuno. D'altra parte questo fenomeno -che, salvo eccezioni, è qui da noi spontaneo, non guidato né monitorabile- è nato per far fronte al bisogno reale di accogliere i turisti in orari confacenti alla visita, che non interferissero con la liturgia e con quel raccoglimento che è diritto dei fedeli. Inoltre tale soluzione fornisce, almeno in parte, i mezzi economici necessari a ospitare masse di persone in questi monumenti che sono tesori delicati e preziosi, necessitanti di continua tutela conservativa. Nessuno può dire con assoluta certezza, oggi, se il ticket è lo strumento migliore, o quello definitivo. L'importante è che ogni decisione a riguardo sia frutto di un atteggiamento responsabile».