Peppino Corsico aveva ragione. Quelle pietre che spuntavano tra le sterpaglie di una campagna a sud di Avola erano tombe greche. Dopo la segnalazione del presidente della Pro Loco, i tecnici della Soprintendenza hanno eseguito un sopralluogo nel sito. Gli archeologi e gli esperti del Parco archeologico di Eloro e aree limitrofe, coordinato da Lorenzo Guzzardi, si sono recati nel luogo indicato dal presidente Corsico e hanno rilevato l'esistenza di resti appartenenti a tombe di epoca arcaica. «Si tratta - dice Peppino Corsico - di testimonianze di epoca classica databili, secondo una prima stima, al V secolo a. C. Resti che farebbero pensare alla presenza in questo luogo di una zona sepolcrale e che, dunque, meritano un'attenzione particolare così come dimostra l'immediato interesse della Soprintendenza». Come accade di consueto, gli esperti del Parco archeologico hanno eseguito i primi rilievi sui resti ancora nascosti fra le erbacce riservandosi di poter approfondire la scoperta. «Data l'importanza del sito - prosegue Corsico -, testimoniata anche dagli altri resti che si trovano nella zona, sarebbe auspicabile la tutela dell'area archeologica attraverso una recinzione. In questa maniera si potrebbero innanzitutto salvaguardare i reperti. E, al contempo, dare la giusta dignità a queste testimonianze di epoca antica». Il presidente della Pro loco è da sempre impegnato nell'attività di valorizzazione dei beni culturali, specie di quelli considerati minori. E pertanto fuori dai circuiti turistici tradizionali. Una semplice passeggiata in campagna quella che, mesi fa, ha consentito a Peppino Corsico, attento osservatore, di accorgersi della presenza di quei resti che egli definisce «senza alcun dubbio, le più antiche scoperte che hanno interessato la città dell'Esagono». «Da quel momento non ho fatto altro che passarci di continuo - racconta -. Per essere quanto più certo possibile che si trattasse proprio di testimonianze di epoca classica». Il presidente della Pro Loco sa, però, che solo la Soprintendenza può intervenire e valorizzare un'area di valore storico. «I resti possono essere individuati infatti solo con gli scavi». Peppino Corsico ha già le idee chiare su cosa andrebbe fatto. «E' necessario innanzitutto espropriare il fondo». Soltanto dopo questa fase si potrà poi recintare l'intera area «ed evitare, quantomeno, che chiunque possa accedervi. Magari rischiando di arrecare danno al complesso sepolcrale». Emanuela Tralongo 07092012