Per proteggere i beni archeologici di Roma serve una unità di intenti tra Campidoglio e ministero dei Beni culturali Gianni Alemanno, sindaco di Roma, lo aveva confidato a diversi interlocutori proprio pochi giorni fa, subito dopo il crollo del muro al Pincio: purtroppo assisteremo sempre più spesso a episodi come questo. Non era cupo pessimismo: solo sano realismo, e bisogna dargliene atto. Alemanno sa bene che il patrimonio archeologico e storico-artistico di Roma, dopo decenni di mancanza di restauri e di manutenzione (problemi non attribuibili nella loro totalità alla sola amministrazione di centrodestra, che ha comunque moltissime responsabilità) avrebbe presentato un conto improvviso. E lo stiamo vedendo: prima il Valadier del Pincio. Ora le nuove preoccupazioni (non crolli, precisa la Soprintendenza archeologica) per il Colosseo. (Jpeg)(Jpeg) Ben venga dunque una «area di rispetto» intorno al Colosseo che tuteli non solo i passanti ma anche lo stesso Anfiteatro Flavio in attesa dell'apertura, a fine anno, del megacantiere finanziato da Diego Della Valle. E mai come in questo caso la tempistica sembra straordinariamente al passo con le necessità del bene da tutelare. Ben venga un monitoraggio generale, già annunciato dal Campidoglio, per tutta la cinta muraria romana. Se mai fossero necessari ulteriori transennamenti, la città saprà sopportare: non ci sono altri strumenti né mezzi economici a disposizione in tempi immediati. Il Patto di Stabilità blinda il Campidoglio. Il ministero per i Beni e le attività culturali dovrà tagliare altri 50 milioni di euro al proprio bilancio nel 2013. Restano, e Alemanno lo sa bene, solo due strade. La prima: una seria campagna di sensibilizzazione dei privati italiani e internazionali, indicando il «modello Colosseo». Questa nostra Capitale, in pieno accordo con la mano statale, potrebbe attirare capitali e sponsor: per anni abbiamo visto, in una pressoché totale assenza di regole, le facciate delle chiese barocche invase da pubblicità quasi sempre inappropriate per finanziare il restauro delle facciate e dei tetti. Roma potrà ben mettere nel conto, stabilendo parametri chiari e insormontabili, la presenza visibile di qualche privato proprio per evitare altre ferite al nostro patrimonio. L'altra strada è quella suggerita dal nostro giornale e fatta propria dal sindaco: il coinvolgimento dell'Europa, pensando proprio al positivo episodio dei finanziamenti per Pompei. Ovviamente per raggiungere questi traguardi occorre una unità di intenti tra Campidoglio e ministero dei Beni culturali. Sarebbe inaccettabile un nuovo conflitto di attribuzione di poteri simile a quello che scoppiò a maggio sull'interpretazione di alcuni passaggi del decreto legislativo su Roma Capitale. Il duello della Sovraintendenza comunale con l'ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali su talune competenze in materia di scavi archeologici fu francamente intollerabile. Ora c'è solo la via della piena concordia, dell'unità di intenti, nel nome della tutela di questa nostra amata, difficile città. Paolo Conti