Avevano chiesto il permesso di poter fare "Bicincittà" anche per i sentieri di Miramare, il 16 settembre. Sono i primi, quelli della Uisp, ad apprendere la novità: nessuna manifestazione sarà più ospitata a Miramare, perché se ne sono andati ulteriori due dipendenti della Soprintendenza ai Beni artistici e storici, e non c'è nessuno che possa istruire le pratiche di concessione. «Ho avvertito il ministero - dice il soprintendente Luca Caburlotto - che posso garantire solo procedimenti obbligati per le : e, gestione del personale, lavori pubblici, pagamenti, sicurezza, contabilità. Lavorano tutti al di là del possibile, hanno tutti saltato le ferie, non posso chiedere attività discrezionali in più. Niente più mostre, mostre di auto e moto storiche, manifestazioni sportive, concerti nel parco e nel castello, convegni, presentazioni. Ne sono rammaricato». Si rammarica, il soprintendente, a ripetizione. «Siamo anche senza commessi, e non abbiamo nemmeno il tempo di far fotocopie e distribuire le lettere, la corrispondenza parte quando può, né possiamo prendere un servizio esterno perché non possiamo pagarlo. Molti procedimenti sono a carico dell'architetto che dipende dalla Direzione regionale, ma lavora per tutto il Friuli Venezia Giulia e non riesce a seguire a fondo Miramare che richiede tempo pieno. Anche per il progetto dei muraglioni da restaurare». Per questo lavoro i soldi ci sono: 1 milione e 200 mila euro del Lotto (pareti a mare e abbattimento degli alberi vecchi nel parco). Ma poi non c'è il personale che possa organizzare la spesa. Peraltro i guardiani sono già in abbondante straordinario (pagamento differito e incerto), le domeniche aperte restano a rischio, perfino la direttrice del castello ha rinunciato alle ferie, e nell'unico week end libero dell'estate ha dovuto fare da guida. C'era un gruppo in visita potenzialmente orfano. Ma prima di lanciare un sostanzioso appello, Caburlotto anche ribatte: «Cadono su di me 40 anni di incuria, i fiori erano solo "stucco e pittura" su una rete di acqua piena di perdite, sul tetto del castello coi buchi, e che abbiamo restaurato, e adesso ci rimane da fare tutto: muraglioni, asfalti, cordonature, tunnel, staccionate, tubature delle Scuderie scoppiate col gelo dello scorso inverno, il soffitto dello scalone al castello, la casetta d'ingresso della Turismo Fvg che diventerà anche punto di informazione per il Comune». Ma veniamo al punto. Se Mi-ramare guadagna un sacco ed è in testa alle classifiche per numero di visitatori in Italia, perché si sta spegnendo come una candela? «Una modifica del Codice dei Beni culturali introdotta con la legge finanziaria del 2008 ha cancellato la disposizione per cui i proventi dei musei statali venivano sì mandati a Roma, ma poi restituiti al luogo d'origine. Da allora - racconta il soprintendente - a Mi-ramare arriva solo un sedicesimo di quel che il castello incassa coi biglietti: 30 mila euro su 476 mila. Il resto va al Ministero delle finanze». I finanziamenti poi sono girati dal ministero dei Beni culturali: a discrezione, sempre meno, e tardi. Dunque il castello guadagna, potrebbe mantenersi, e invece finanzia, e resta però dissanguato. Altri musei statali ricevono un terzo del proprio guadagno, per Mira-mare sarebbero 150 mila euro: praticamente mezza salvezza senza colpo ferire. «Miramare è dello Stato, ma è anche di Trieste - questa la proposta di Caburlotto -, chiederò agli enti locali di allearci in questa operazione, andiamo tutti assieme al ministero, sbattiamo un po' i pugni sul tavolo. Domando la collaborazione della città. Una città che non può permettersi un parco in quelle condizioni. Condizioni pessime, io lo riconosco». (g. z.)