Non sono un deposito di libri, ma luoghi di incontro e di scoperte Cosa sta succedendo alle nostre biblioteche? Ogni giorno arrivano notizie di spazi chiusi, personale specializzato mandato a casa, libri impacchettati e ammonticchiati nei magazzini. Abbiamo seguito tutti le vicende della biblioteca dell'Istituto di filosofia di Napoli: libri antichi, prime stampe di grandi classici italiani, cacciati nelle scatole e ammonticchiati in depositi irraggiungibili. Tanto che il caso, rimbalzato sulle cronache internazionali, ha avuto risposte da università di oltreoceano che si propongono di ospitare il prezioso carico che la città di Napoli non sa mantenere. Le biblioteche, è importante ribadirlo, non sono un deposito di libri, ma luoghi di incontro, di scoperte, di scambio, di attività culturali. In piccole cittadine come quella dove vivo gran parte dell'anno, la piccola Pescasseroli fra le montagne abruzzesi, la biblioteca è la sola sala disponibile per incontrarsi, per fare teatro con i bambini, per discutere pubblicamente delle grandi questioni che riguardano il territorio: l'acqua, i rifiuti, l'energia. Chiudere una biblioteca vuole dire chiudere il cuore di un centro abitato. Un poco come chiudere la chiesa o il Pronto soccorso o la scuola elementare. «Chi Le scrive è una docente inidonea all'insegnamento per gravi motivi di salute, utilizzata da anni come bibliotecaria presso il liceo scientifico statale Vitruvio Pollione di Avezzano (Aq)», dice la bella e dignitosa lettera della insegnante Rosanna Salvati. «Dopo annidi duro e certosino lavoro ho trasformato la biblioteca, da locale adibito a deposito, in un luogo piacevole e funzionale per lo studio e la ricerca. Ho rivisto tutta la documentazione, ricatalogato gran parte degli oltre io mila volumi ed effettuato il controllo dei prestiti recuperando libri mai rientrati al mittente, ho arricchito con nuovi acquisti la nostra dotazione. Ai libri si aggiunge una sezione di riviste, cataloghi, testi scolastici, annuari, documenti prodotti dagli alunni. Adesso tutto questo patrimonio è depositato in alcuni locali magazzino, poiché il preesistente edificio scolastico è stato abbattuto. Per la legge finanziaria del luglio zon, tutto il personale docente inidoneo transiterà nei ruoli amministrativi (Ata) della scuola e le biblioteche torneranno nella polvere vanificando il lavoro di anni». Ecco, non solo si cacciano in soffitte o in cantine irraggiungibili i libri, ma ci si sbarazza senza ripensamenti di persone che hanno accumulato annidi esperienze di organizzazione culturale, persone che hanno dato tanto e potrebbero continuare a dare, se non fossero improvvisamente considerati «inutili». Ma inutili per chi? Per l'economia del Paese? Ma veramente pensiamo che l'economia del Paese consista solo nella coltivazione dei pomodori e nella costruzione di automobili? La cultura, anche se non produce oggetti impacchettabili nel cellophane, produce qualcosa di prezioso e irripetibile: produce intelligenza, conoscenza, competenza e valori. Cose di cui abbiamo immensamente bisogno in questo infelice momento storico.
Il sale sulla coda. Quelle biblioteche troppo impolverate
La biblioteca dell'Istituto di filosofia di Napoli è stata chiusa e i libri sono stati ammonticchiati nei magazzini. La docente Rosanna Salvati, che ha lavorato come bibliotecaria, ha scritto una lettera lamentando la perdita di un luogo di incontro e di scoperta. La biblioteca non è solo un deposito di libri, ma un luogo di attività culturali e di scambio. La chiusura della biblioteca vuole dire la perdita di un centro abitato e di servizi essenziali. La lettera di Salvati lamenta la perdita di persone che hanno dato il loro tempo e le loro competenze per la gestione della biblioteca. La cultura è importante per il Paese e produce valori preziosi, come l'intelligenza e la conoscenza.
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Bene culturale
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