Obbligo per tutti i proprietari di tenere pulito il sottobosco. Poi via al ripopolamento, ma ci vorranno decine di anni GROSSETO Via al progetto per far "rinascere" la pineta: il sindaco Emilio Bonifazi ha illustrato la mappa delle diverse proprietà dell'area e ha annunciato la stesura di un regolamento di gestione e manutenzione a cui tutti i proprietari dovranno attenersi. Dell'area pinetata che si estende per circa 1200 ettari dal km 28 della strada delle Collacchie a Principina a Mare, ben 1000 ettari sono di proprietà di privata, 31 del Demanio marittimo, 48 del Demanio statale e soli 26 ettari di proprietà comunale. «La pineta è un patrimonio inestimabile che in qualche modo appartiene a noi tutti e ricopre un ruolo importante non solo dal punto di vista selvicolturale, ma anche anche come luogo ricreativo commenta il sindaco Bonifazi -. È già stato costituio un gruppo di lavoro tra Comune, Provincia, Regione Toscana, Sovrintendenza alle belle arti e Guardia forestale. Stiamo lavorando ad un regolamento di gestione che tuteli tutta l'area pinetata del Comune dal pericolo di incendio e detti le prescrizioni per una corretta manutenzione a cui tutti i proprietari, Comune compreso, dovranno attenersi. Siamo convinti di poterlo ultimare entro la fine dell'anno». I 26 ettari di pineta di proprietà comunale sono distribuiti in sette zone diverse, tra le quali solo una è stata marginalmente interessata dall'incendio. Proprio per questo l'Ufficio manutenzione del Comune si è già messo al lavoro per elaborare un progetto di intervento in queste sette aree. Per le opere di pulizia del sottobosco, spalcatura ed eventuale diradamento dei pini, l'amministrazione comunale ha messo ha disposizione somme ingenti, stimabili fino ad un massimo di 10.000 euro per ettaro. «L'impegno del Comune, così come quello degli altri Enti, è tangibile conclude il sindaco -. Basti pensare alle spese di mantenimento del personale che ha vigilato sulle zone della pineta fino ad oggi. Ora però non ci tireremo di certo indietro, anzi vogliamo dare il buon esempio ai privati e intervenire accuratamente per mettere in sicurezza, e in seguito salvaguardare, le aree pinetate di nostra competenza». Se quindi la proprietà è chiara per le aree di proprietà pubblica, è molto più complesso individuare i proprietari privati, alcuni dei quali possiedono appezzamenti molto grandi mentre altri, che sono la maggior parte, possiedono piccole e piccolissime porzioni di terreno. La grande frammentazione delle proprietà è giustificabile con il fatto che quei terreni che appartenevano ad un unica persona sono andati in eredità a più proprietari, provocando la suddivisione degli appezzamenti. Un altro fattore di frammentazione può essere individuato nel sistema ancora in uso durante il Regno d'Italia, quando i grandi proprietari terrieri pagavano donando appezzamenti di terra invece di versare somme di danaro. Fatto sta che questi avvenimenti di storia più o meno recente hanno contribuito a creare qualche problema in più all'equipe di esperti del gruppo di lavoro costituitosi tra gli Enti. «È un lavoro piuttosto macchinoso, ma intanto abbiamo individuato i quindici proprietari terrieri coinvolti nelle zone dell'incendio e ne abbiamo contati circa trenta nelle zone limitrofe spiega il dott. Ennio Di Natali, uno dei coordinatori dell'equipe -. Le zone maggiormente colpite dall'incendio presentano una quantità di alberi e sottobosco ormai morti pari a circa il 90. È una percentuale altissima. Ci fa capire quanto siano stati gravi i danni. Le zone che sono state colpite con minore intensità dalle fiamme presentano invece molti pini solo parzialmente bruciati o con la chioma che ora si presenta con un colore rosso. Queste piante potrebbero riprendere vigore, ma per esserne sicuri dovremmo attendere ancora quattro o cinque mesi. Nel frattempo ci impegneremo in una rapidissima messa in sicurezza dell'area incendiata perché tutte queste piante morte, ma ancora in piedi, costituiscono un grosso pericolo in quanto potrebbero cadere al suolo da un momento all'altro». Solo quando ci sarà la certezza che nessuno, se non gli addetti ai lavori, potrà addentrarsi, anche solo per curiosare, alle zone classificate come "a rischio", il gruppo di lavoro potrà dedicarsi alla seconda fase, quella della creazione di aree di rimboschimento. «Nella fase di ripristino dell'area conclude il dott. Di Natali verranno impiantati nuovi pini, ma per rivedere la pineta così come era prima dell'incendio credo proprio che dovranno passare circa cinquant'anni»