Al ritorno, via da Sant'Egidio per una nuova sistemazione TOKYO La mano del la giovane ammiratri ce giapponese scivola lenta. Gli occhi sgranati a contemplare. Scende lunga la chioma mossa dal vento, poi sulla schiena inarcata e giù fino ai glutei dove -a volerla dire tutta- si sofferma piuttosto soddisfat-ta, mentre parla da sola nel suo incomprensibile idioma. Chissà cosa starà dicendo? E cosa importa delle decine di persone che, attorno, attendono il loro turno. IL TURNO per avvicinarsi alla copia del "Satiro danzante" ricostruita dall'Istituto centrale di restauro sui scala 1 a 5 è collocata a pochi metri dal capolavoro. D'altronde altre dopo di lei faranno la stessa cosa. Perché quello vero non si può toccare. Allora eccoli, fototelefonini alla mano per immortalare l'immagine, tutti col naso in su e la bocca aperta, i quasi cinquecento invitati alla prima uscita che segna l'avvio della grande avventura giapponese del capolavoro del IV secolo avanti Cristo attribuito a Prassitele. Se non è "sati-romania" poco ci manca. Il cammino che si annuncia trionfale inizia da qui, dalla sala Hyokei Kan del Museo nazionale di Tokyo, un'area del museo più importante del Giappone che con la sua pianta circolare sembra quasi ruotare attorno al "Satiro" intento a volteggiare sulla piattaforma antisismica portata dall'Italia. L'opera resterà esposta per tre settimane prima di essere trasferita all'Expo mondiale di Aichi con i suoi 15 milioni di visitatori attesi. Ottocento Yen (poco più di 6 euro) per vedere da vicino la star del momento. Pochi metri più in là, in una sala adiacente, gli organizzatori della mostra sponsorizzata dal quotidiano "Yomiuri" hanno già allestito lo stand con tanto di merchandising: ovvero, come assistere in due giorni a quel pic-colo miracolo di efficienza nipponica che a Mazara del Vallo non sono riusciti a costruire in un anno e mezzo di esposizione. Book-shop e tutti in coda per portarsi via almeno un pezzo di quell'immagine, del nuovo simbolo dell'arte del vivere italiano, come dice lo slogan del ministero dei Beni culturali che ha voluto questo evento superando anche le resistenze della Regione. Funziona, come tutto da queste parti: 700 yen per un portachiavi o per un spilla, 100 per una cartolina e 2000 per una t-shirt, 1000 per il catalogo e 15 mila per quadro: ovunque il Satiro in miniatura o in effige. Il sindaco di Mazara Giorgio Magaddino, venuto fin qui con assessore al seguito assieme alla delegazione regionale (proprio il primo cittadino della città del Satiro che una settimana fa si era opposto alla protesta che rischiava di impedire la partenza della statua) guarda e prende appunti: «No, in effetti non abbiamo nulla del genere da noi, ma dobbiamo attrezzarci. Per il momento però sorridiamo, perché il 30 per cento di tutti gli introiti della vendita di gadget andrà alla Regione che ha promesso di "girarceli"». Ma la vera novità che il sindaco annuncia da Tokyo è che il Satiro danzante cambierà "casa". Troppo piccola l'ex chiesa di Sant'Egidio per ospitarlo, dice l'assessore regio-nale ai Beni culturali Pagano. «Siamo pronti a spostarlo nella chiesa sconsacrata di San Francesco, ma la Regione deve trasferirci i due milioni di euro necessari a ristrutturarla». La Regione tentenna e per adesso si limita a snocciolare cifre a sei zeri, sognando il grande boom dalla terra del Sol levante. L'assessore ai Beni culturali Pagano, che a Tokyo rappresenta il governo, tira fuori i dati che gli uffici gli hanno girato nelle ultime ore sulla ottimistica previsione già annunciata ieri. «Abbiamo effettuato una simulazione sulla capacità di traino turistico dei grandi eventi in aree simili alla Sicilia, dalla Grecia alla Spagna. La nostra stima, estesa nell'arco di 24 mesi, valuta in 1 milione 250mila l'affluenza probabile di turisti giapponesi in Sicilia sull'onda di questo evento. Tanti da poter portare, con una media di 300 euro a testa di spesa, quasi 375 milioni di euro». Calcoli a tavolino, per adesso. Ma al museo di Tokyo, nel cuore degli splendidi giardini di Ueno, polmone verde e sede di molti altri musei della città, è il momento di festeggiare il Satiro in trasferta in Giappone, come dice nella cerimonia inaugurale l'ambasciatore italiano Salvatore Bova. «Vedrete -dice rivolto ai giapponesi- sarà per voi lo stimolo per conoscere l'altra Italia, quella che finora avete ignorato come la Sicilia». Non arriva nessun esponente del governo nazionale, che ha delegato per l'occasione il solo commissario governativo per l'Expo Umberto Donati. «Per noi questa statua è una grande scoperta, il nostro museo ogni anno è visitato da un milione di persone -racconta Yoichi Inoue, uno dei responsabili- Contiamo di ospitare in queste tre settimane di esposizione almeno 30 mila visitatori». Alla cerimonia assiste anche capitan Ciccio, artefice del ritrovamento. Attende ancora il milione di euro dalla Regione per la ricompensa, da spartire con il suo equipaggio, intanto lo hanno invitato qui, si commuove all'applauso dei giapponesi e scende dal palchetto. Ma qui la vera autorità, riverita e ossequiata da tutti, è Itochi Uchjami, il presidente del più grosso gruppo editoriale nipponico che ha finanziato e sponsorizzato la mostra a suon di yen. «Aprire alla Sicilia? Perché no?» Intanto si apre alla cucina siciliana. Già, perché anche qui nella capitale giapponese in un elegante salone moderno del museo, ancora una volta in occasione di una trasferta "diplomatica" della Regione all'estero (stavolta una ventina di persone al seguito) il governo Cuffaro ha voluto prendere per la gola i suoi invitati. E come era accaduto un mese fa a Bruxelles, ecco un ricco buffet a base di prodotti tipici per i 450 invitati. A tutto ha provveduto l'assessorato regionale all'Agricoltura, con una maxi spedizione dall'isola, destina-zione Tokyo. «Abbiamo portato 100 chili di pane del Dittaino, 60 chili di formaggi, 80 chili di dolci alle mandorle e ai pistacchi, 40 chili di salami, 180 bottiglie di vino -racconta entusiasta Giacomo Ansaldi, funzionario dell'assessorato- tutti prodotti rigorosamente siciliani. Quanto ab-biamo speso? Guardi, non ho proprio idea. Ma penso che non saremo andati oltre i 10 mila euro». Sarà. Di roba ce n'è davvero tanta, dai crostini all'uovo di tonno al "misto mediterraneo". Alle 20, dopo la cerimonia, i giapponesi si lanciano all'assalto. E apprezzano. Il resto sta tutto nella scena del caciocavallo mangiato con i bastoncini.