CON un'ordinanza firmata dal governatore Vasco Errani tre giorni fa, viene stabilito che tutti i calcinacci siano destinati a costituire il sottofondo della superstrada. Legambiente gli dedica un applauso e una protesta. Va benissimo il riutilizzo anziché lo smaltimento in discariche per inerti, ma questa buona intenzione finisce per diventare l'alibi che permette di stendere nuovo asfalto, lamenta l'associazione. «Cercare di rendere sostenibile un'autostrada con il "trucco" dell'utilizzo delle macerie del sisma, non elimina i problemi che questa porta con sé: consumo di suolo fertile e rafforzamento di un modello di mobilità basato sul trasporto su gomma» spiega il segretario regionale di Legambiente Lorenzo Frattini. Ma cosa finirà sotto la Cispadana? Gli ecologisti hanno chiesto un incontro con la Soprintendenza già lunedì per avere chiarimenti. Ci finiranno anche i cocci del Duomo o di un palazzo rinascimentale? «Assolutamente no smentisce la soprintendente Carla Di Francesco le macerie di tutto ciò che è tutelato non saranno considerate rifiuti e verranno selezionate per recuperare quello che è recuperabile». Ma le case dei centri storici, vecchie di secoli e non sottoposte a vincolo? Per queste il destino è legato alla volontà dei proprietari di salvare materiale che può essere rivenduto (i mattoni antichi sono molto ricercati) e ai Comuni che potranno decidere di regolare anche la sorte delle macerie di questo tipo. Ma la parte inutilizzabile di esse difficilmente sfuggirà al destino della sepoltura sotto le ruote dei Tir, dove sarà persino improbabile una riesumazione da parte di un archeologo del Tremila.