LA CITTÀ del futuro sarà inscritta nel paradigma circolazionista? Tra le riflessioni provocate dal World Urban Forum, questa domanda si è posta nel convegno organizzato da Luigi Fusco Girard al Centro Congressi della Federico II. Questa si aggiunge ad altre iniziative. Tornando al congresso di Napoli di sabato e domenica scorsi, per la grande varietà del centinaio di relazioni presentate la sintesi sarebbe impossibile se non si fosse giunti ad un documento finale di indirizzi incentrato, appunto, sulla circolarizzazione. Possiamo far risalire l'idea all'ecologia urbana quando aveva messo in evidenza come esiste una profonda differenza tra i cicli naturali e quelli urbani. Le città estraggono materia ed energia dal proprio hinterland, la consumano e ne espellono all'esterno gli scarti. Traggono il cibo dalle campagne, gli oggetti d'uso da materie prime elaborate nelle industrie, energia dai pozzi petroliferi. Tutto questo sostiene la vita dei cittadini fino a trasformarsi in quel cumulo di rifiuti che vanno a inquinare l'ambiente in cui le città si trovano insediate. Questo processo è lineare, parte da un punto e, dopo aver percorso un tragitto, si conclude dal lato opposto. Invece i processi naturali sono circolari e consentono una continua rigenerazione delle risorse. Il ciclo più noto è quello dell'acqua. L'acqua attraversa il cielo e la terra, passando per lo stato liquido, gassoso e solido dei ghiacciai; permea i suoli, scorre lungo le falde, alimenta fiumi e mari, compone l'atmosfera. La sintesi clorofilliana, in un diverso ciclo, assicura la produzione di ossigeno e lo stoccaggio, nel legno, dell'anidride carbonica. Mentre la città è dissipativa, la natura è metabolica. Possiamo migliorare imitando la circolarizzazione della natura. Cambiando stili di vita consumistici possiamo evitare moltissimi sprechi, ma ci soccorre anche lo sviluppo della tecnologia. Pensate alla differenza di grandezza tra un grammofono e un Ipad, entrambi apparecchi per ascoltare la musica, anche con notevole miglioramento della qualità. Si risparmiano materie prime, spazio e quindi occupazione di suolo. Riusare richiede flessibilità e durevolezza: ambienti il cui uso può mutare nel tempo e la cui costruzione abbia una solidità che assicuri anche sicurezza, protezione, isolamento termico. Stiamo imparando a separare plastica, carta, vetro ed alluminio dai rifiuti per poterli riutilizzare, ma, con gli opportuni impianti si può conservare e riutilizzare anche l'acqua; si può recuperare calore dall'elettricità o catturare energia all'interno dei tessuti urbani. La circolarizzazione richiede, come primo passo, l'integrazione, ovvero lo scambio tra i settori economici, tra gli attori sociali, tra le varie istituzioni. Concentra lo sforzo sul superamento dei conflitti tra sviluppo ed ambiente, conservazione dei beni culturali e progresso, rendita ed impresa, competizione e cooperazione. Propone una governance, si affida alla legge economica secondo la quale la sinergia delle attività e della creatività produce un risultato superiore alla somma dei fattori impiegati. In fondo questa è la maggiore qualità della città, della sua capacità di mettere in interazione la diversità, ragione della sua origine e motivo della sua resistenza a tutti i disastri. Le città porto sono la punta più alta degli scambi, dove si presenta ma maggiore opportunità di flussi, di persone e merci, in entrata ed in uscita. Specialmente per esse è importante attivare processi di circolarizzazione. Il sindaco de Magistris, intervenendo all'apertura dei lavori, ha ricordato che passano per Napoli nove milioni e mezzo di visitatori l'anno: una ricchezza o la depredazione delle risorse locali? La circolarizzazione deve impedire l'estrazione di risorse locali nei circuiti globalizzati. La crocieristica, insieme ai visitatori, è tra i maggiori fattori d'inquinamento atmosferico della città e di pressione sul suo patrimonio storico culturale. Il finanziamento di più di un miliardo di euro ottenuto per il porto serva prima di tutto ad abbattere l'inquinamento con una organizzazione sostenibile ed impianti di generazione di energia da fonti rinnovabili e immetta i flussi i cicli economici urbani. Joan Clos, direttore di "UNHabitat", ha dichiarato che la sua organizzazione s'impegna affinché i governi assicurino lo strumento della pianificazione urbanistica per il controllo dell'urbanizzazione particolarmente rapido nei paesi in via di sviluppo ed ha chiesto alla platea a contribuire all'elaborazione di linee guida per il controllo della forma urbana delle espansioni. Il criterio della circolarizzazione assorbe e vivifica quei principi che si vanno da qualche tempo affermando come compattezza dell'insediamento, alta densità, uso misto, integrazione sociale ed economica, trasporto di massa, qualità e sostenibilità dello spazio urbano e delle costruzioni. D'altra parte circolarizzazione e sinergia non sono solo pure speculazioni accademiche ma progetti-pilota attuati in varie parti del mondo: spicca quello giapponese di Kawasaki eco-town.
NAPOLI - il dibattito sulla città figura e il paradigma circolazionista
Il World Urban Forum ha sollevato la domanda se le città del futuro saranno inscritte nel paradigma circolazionista. Il convegno organizzato da Luigi Fusco Girard al Centro Congressi della Federico II ha discusso di questo tema. La città è dissipativa, mentre la natura è metabolica. Possiamo migliorare imitando la circolarizzazione della natura. Cambiando stili di vita consumistici possiamo evitare moltissimi sprechi. Lo sviluppo della tecnologia può aiutare a ridurre gli sprechi. La circolarizzazione richiede l'integrazione tra i settori economici, sociali e istituzionali. La governance deve essere basata sulla legge economica e sulla sinergia delle attività.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo