Caro Augias, ho letto su Repubblical'inchiesta «Perdiamo terreno: l'Italia cementificata», un'altra amara, documentata riflessione sullo scempio del territorio italiano, da nord a sud. Sembra però che a poco servano sdegno, inchieste, denunce di giornalisti e uomini di cultura, di associazioni ambientaliste, di comuni cittadini sensibili al problema. Possibile che non si possa fare niente, che si debba assistere impotenti a queste aggressioni al territorio? Segnalo quello che sta accadendo a Porto Venere (La Spezia), non solo gioiello urbanistico, ma luogo designato dall'Unesco «patrimonio dell'umanità». Due storici alberghi chiusi, uno dei quali, il San Pietro, ingabbiato da anni in impalcature arrugginite davanti all'omonima, splendida, Chiesa medievale. In compenso, sorgono nuove strutture devastando e alterando paesaggi e zone di particolare interesse. Secondo lei le classi dirigenti locali sono soltanto disattente o, in qualche caso, complici? Sandra Allori La signora Allori ha allegato alla lettera alcune foto di orribili manomissioni e negligenze. Non so chi sia il sindaco di Porto Venere, di chiunque si tratti qualcuno dovrebbe spiegargli di quale gioiello ha la responsabilità e perché dovrebbe tutelarlo a tutti i costi. Antonio Paolucci, direttore dei musei vaticani, intervenendo sul Corriere della Sera (28 agosto u. s.), ha avuto sullo scempio del territorio parole durissime che faccio mie: «Uno degli atti più sciagurati è stata la riforma del titolo V della Costituzione. La Repubblica, che dovrebbe tutelare il paesaggio, di fatto non è più una, diretta dal centro, ma un guazzabuglio di Comuni, Province, Comuni il più delle volte governati da personaggi mediocri». Duole ricordare che quella Riforma è stata voluta dal Centrosinistra nel 2001. Una riforma malfatta dettata dall'urgenza politica di contrastare la Lega; vi si stabiliva che Regioni, Province e Comuni non hanno più un rapporto gerarchico bensì di parità con lo Stato, ampliando le loro competenze salvo quelle espressamente devolute allo Stato. Il risultato lo vediamo. Nessuno può dire quali sindaci o amministratori siano solo distratti o inconsapevoli, o troppo incolti per capire appieno le loro responsabilità, quanti non se la sentano di dire no agli abusi per ragioni elettorali, di amicizia, di parentela, quanti infine siano davvero conniventi o complici. La classifica non ha alcuna importanza. Importante è il risultato di un Paese scempiato da Nord a Sud che getta via spensieratamente il suo patrimonio più prezioso. Nel mondo globalizzato quasi ogni prodotto può essere imitato a costi sempre più bassi. Non il nostro patrimonio artistico di cui è parte il paesaggio. Ci sono voluti secoli per farlo e lo stiamo buttando via. CORRADO AUGIAS c.augiasrepubblica.it
PAESAGGIO, ALLE ORIGINI DELLO SCEMPIO
La lettera di Sandra Allori denuncia lo stato di degrado del territorio italiano, in particolare a Porto Venere (La Spezia), un luogo designato dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Due storici alberghi sono stati chiusi e ingabbiati da anni in impalcature arrugginite, mentre sorgono nuove strutture che devastano e alterano paesaggi e zone di particolare interesse. La signora Allori chiede spiegazioni al sindaco di Porto Venere e critica la riforma del titolo V della Costituzione, che ha ampliato le competenze delle Regioni, Province e Comuni, portando a una mancanza di controllo dello Stato.
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