Rogatorie all'estero. E i pm chiedono a Dell'Utri spiegazioni su un testo di Vico Per venire a capo della storia, bisognerebbe scomodare Borges e la sua Encyclopedia, quella che avrebbe dovuto contenere il trattatello di quattro pagine sulla misteriosissima città di Uqbar e sull'ancor più misterioso Orbis Tertius. Quattro pagine viste e non più ritrovate, così da lasciare al solo ricordo del testimone la prova della cospirazione degli intellettuali per creare il nuovo mondo. La biblioteca borgesiana potrebbe agevolmente, nella finzione, essere quella della marchesa Casati Stampa, oggi più nota come villa San Martino ad Arcore. Negli scaffali rinascimentali, più volte consultati da Benedetto Croce, ci sono diecimila volumi rarissimi. E nel catalogo delle opere di proprietà di Marcello Dell'Utri, senatore e amico personale di Silvio Berlusconi, bibliofilo e collezionista d'arte, più volte ospite della stessa biblioteca, c'è una piccola traccia che collega lui a Napoli. Per la precisione, alla biblioteca dei Girolamini, saccheggiata dal conservatore Marino De Ca- L'indagine I fascicoli Il senatore II politico del Pdl e l'ex in Procura direttore a luglio arrestato non risponde indagati sul libro in anche suo possesso a Firenze ro che per questo, per il saccheggio, è stato arrestato. La traccia è un'edizione rara di un libro di Giovan Battista Vico. La prova, sostengono in Procura, che il senatore è un appassionato del filosofo napoletano. Ma da questo a ipotizzare che sia stato cliente privilegiato del buon De Caro, ce ne passa. Comunque, conferme o smentite da lui non sono arrivate. Convocato alla metà di luglio dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo e dai pm Michele Fini e Antonella Serio, titolari dell'inchiesta sulla biblioteca dei Girolamini, si è presentato accompagnato dai suoi avvocati ma solo per mettere a verbale che si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Il motivo? indagato in un altro procedimento, collegato a quello napoletano, instaurato dalla Procura di Firenze. Fine della storia? Tutt'altro. L'ipotesi di lavoro della Procura napoletana, che alla ripresa delle attività ordinarie (tra due settimane) dovrebbe interrogare nuovamente Marino De Caro e gli altri indagati, è che i libri sottratti a Napoli (quasi tremila volumi, alcuni dei quali di grandissimo pregio) siano finiti sul mercato internazionale delle opere d'arte. Una lobby, suppongono gli investigatori, che collega ricettatori, intermediari, grandi case d'asta e collezionisti. Ipotesi investigativa già fatta nei mesi scorsi e che ha indotto la Procura ad avanzare formali richieste di rogatoria in Germania, Spagna, Stati Uniti, Australia. De Caro, volendo, potrebbe fornire informazioni importanti e spalancare la porta su un mondo impenetrabile, frequentato solo dai selezionatissimi cercatori di merce rara (e ricettata). Marcello Dell'Utri, è cosa nota, è un grande collezionista di libri rari. Ed è questo, ma non solo questo dato, ad averlo fatto entrare nell'inchiesta. Il suo nome era già emerso nelle prime fasi delle indagini, affidate ai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico. Il 24 maggio, infatti, fu notificato un ordine di perquisizione alla sua collaboratrice, Maria Grazia Cerone. E negli stessi giorni magistrati di Firenze trasmisero ai colleghi napoletani alcuni atti di indagine relativi all'inchiesta che vede indagati per corruzione, nel capoluogo toscano, Dell'Utri e Massimo Marino De Caro. Secondo l'accusa, il senatore del Pdl «sfruttando il suo ruolo istituzionale» avrebbe «favorito, con la collaborazione di De Caro, gli interessi degli imprenditori russi Viktor Vekselberg e Igor Akhmerov, operanti in Italia nel settore delle risorse energetiche», ricevendo «da tali soggetti, per il tramite di De Caro, consistenti somme di denaro, solo apparentemente giustificate dall'acquisto di un documento antico». Il suo nome è spuntato, poi, anche a Napoli, in relazione a un episodio che il gip Francesca Ferri ha definito un «atto di depistaggio», e cioè la mancata perquisizione di un appartamento di via Crispi, a Roma, le cui utenze telefoniche erano intestate a De Caro. L'appartamento, però, era anche sede del Circolo del buongoverno, che fa capo a Dell'Utri. Il giorno fissato per la perquisizione Maria Grazia Cerone e De Caro riferirono ai carabinieri che nei locali aveva sede la segreteria politica di Dell'Utri «nella misura in cui il senatore visi appoggia quando è a Roma e quando ha bisogno di fare qualche riunione», così da impedire ai carabinieri l'accesso a carte e archivi. Per il gip, tuttavia, «il servizio di monitoraggio delle utenze telefoniche in uso agli indagati forniva una rappresentazione della realtà del tutto diversa, così disvelando l'operazione di depistaggio appena avvenuta».
NAPOLI - Girolamini, caccia ai collezionisti: la nuova pista porta negli Usa.
Riassunto in 200 parole:
La Procura di Firenze ha indagato Marcello Dell'Utri, senatore del Pdl, in relazione a un'inchiesta sulla biblioteca dei Girolamini a Napoli, dove sono stati sottratti quasi tremila volumi, tra cui libri rari. La traccia che collega Dell'Utri alla biblioteca è un'edizione rara di un libro di Giovan Battista Vico, che il senatore è sostenuto di avere. Tuttavia, la sua collaboratrice, Maria Grazia Cerone, è stata notificata un ordine di perquisizione e i magistrati hanno trasmesso atti di indagine relativi all'inchiesta.
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