Esclusa la matrice politica. La notizia buona è che i buchi provocati dal tiro al bersaglio al monumento di Libeskind non si vedono, se non dal canale. E che quindi, l'undici settembre, Flavio Zanonato non sarà costretto a spiegare al console generale degli Stati Uniti che a Padova ci sono dei balordi che non riescono a trovare passatempo migliore che fare la guerra a un'opera innalzata in memoria di migliaia di vittime innocenti. Perché sarà pure la somma di uno sfregio prolungato negli anni, ma la devastazione è tale che il Comune non ce l'avrebbe fatta a sostituire le lastre danneggiate in tempo per le celebrazioni in memoria dell'attacco alle Torri gemelle. Sindaco Zanonato, a questo punto come pensate di comportarvi? «Malgrado le sassate, infatti, non ci sono vetri sporgenti tali da creare situazioni di pericolo. Quindi, come ogni anno, tra il nove e il dieci settembre puliremo il sito lavando le scritte in modo da presentarci all'anniversario nelle migliori condizioni possibili. Lo facciamo sempre all'ultimo momento proprio per evitare che nel frattempo i vandali abbiano il tempo di rovinarlo di nuovo prima della cerimonia. Dopodiché, una volta passato l'anniversario, faremo una valutazione più complessiva per vedere se dopo tutti questi anni non sia il caso di dare una sistemata generale, compreso cambiare i pezzi danneggiati». Miracco, consulente del ministro Ornaghi ha suggerito di trovare uno sponsor per coprire le spese. Vi muoverete in questa direzione? «Non sodi preciso di che cifre stiamo parlando, dovremo farci fare un preventivo da chi ha fatto il lavoro la prima volta. Sicuramente per noi non si tratterà di un guadagno, quanto allo sponsor, è sempre meglio se trovi qualcuno che ti dà una mano, ma non è così semplice. O scovi dei partner nuovi o finisci per incidere sempre sullo stesso gettito, erodendolo. E poi se daccapo». Non c'è modo di evitare che episodi come questi tornino a ripetersi? «No, in prospettiva il problema è proprio questo, ovvero l'impossibilità di impedire che una volta fatti i lavori i balordi tornino a colpire. Del resto non si tratta di una questione di incuria: l'area è monitorata da un paio di telecamere, di cui una proprio sulla biblioteca di Corso del Popolo. Il problema è che siamo di fronte alla somma di tanti piccoli comportamenti vandalici e non di un unico specifico episodio. In questo secondo caso, infatti, magari qualcuno se ne sarebbe accorto, ci sarebbe stata una denuncia che ci avrebbe spinto a guardare le telecamere per individuare i colpevoli. Diversamente, senza segnalazioni, le registrazioni vengono periodicamente cancellate, in osservanza alla legge sulla privacy. Del resto non possiamo nemmeno mettere una persona fissa a controllare quel punto». Ieri anche le pensiline del tram in stazione sono state oggetto di nuovi atti vandalici. È il ritorno dei balordi dalle vacanze? «No, gli episodi non sono correlati. Si tratta di comportamenti scorretti che si verificano da sempre in grandi centri come Padova. Una volta rompevano le lampadine dei lampioni. II documentario su Mazzola e Giralucci mi ha restituito una città che non ricordavo, piena di scritte già 30 anni fa: è un elemento costante. Inoltre, quanto avvenuto al Libeskind non ha alcuna matrice politica: al massimo ci si trovano scritti messa ni d'amore». Paradossalmente non crede che sarebbe meglio? Almeno saremmo di fronte a qualcuno che difende un'idea in cui crede, seppur in modo discutibile. «Vero. Invece non so se chi danneggia il monumento alle Torri sappia nemmeno di cosa si tratta. E l'ulteriore beffa degli atti vandalici che, ripeto, purtroppo si verificano da sempre. Credo che toccherebbe alla scuola insegnare a voler bene alle opere d'arte».