Il ministero per i Beni e le attività culturali lo ha dichiarato nel 2008 «immobile di interesse culturale, storico e artistico» ma oggi l'edificio di piazza San Pietro appare nel più completo abbandono. Eppure l'edificio, situato in pieno centro storico della città, proprio davanti alla parrocchia omonima, conserva il suo fascino e in Municipio sono stati persino destinati 250 mila euro per la sua ristrutturazione, senza però dare alcun seguito al progetto preliminare. «Il manufatto risalente ai primi anni del ventesimo secolo», si legge nella relazione storico-artistica elaborata nel maggio del 2008 dal soprintendente Angelo Gizzi (relatore era stato l'architetto Stefano Montinari), «presenta muratura in blocchi di cemento con vani finestra originariamente con serramenti in legno, oggi tamponati per evitare le intrusioni». Il complesso non è distante dal punto dove, in origine, funzionava il Monte Granatico. Proprio quando era andato in disuso, l'edificio oggi ancora esistente diventò la sede dell'antica Cassa comunale di Credito agrario. «L'immobile si presenta attualmente con configurazione planimetrica rettangolare», si legge ancora nella relazione della Soprintendenza, «sviluppato su due piani divisi da un solaio ligneo, muratura in mattoni crudi (ladiri), tetto a due falde sorretto da capriate e coperto con coppi d'epoca». Quelli, per intendersi, realizzati dagli antichi "strexiaxus", maestri rinomati del tornio ai quali si riferiva allora l'intero mercato edilizio della provincia di Cagliari. «Il prospetto impostato con criteri di sostanziale simmetria», è scritto nella relazione predisposta dalla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Cagliari, «presenta cornici marcapiano, porta e finestre sobriamente decorate con mostre a motivi vegetali (in cemento), ringhiere e inferriate in ferro lavorato». All'iniziale interessamento del Comune nel voler rivalutare l'edificio, ha fatto seguito una totale inerzia e ora rischia di scomparire in città una delle poche testimonianze edilizie del primo decennio del secolo scorso. Davvero un peccato per quello che è stato definito un «immobile di interesse culturale, storico e artistico».