Affronto brevemente le vicende che hanno visto e vedono ancora protagonista la biblioteca dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici di Napoli. In principio furono dati in consegna da parte del demanio dello Stato i locali del complesso monumentale del convento dei Girolamini. Poi ci fu il terremoto del 23 novembre 1980 e solo pochi giorni dopo gli sfollati di vico Grotta della Marra, invece di ricevere adeguata sistemazione, furono alloggiati (e vi rimasero per ben sette anni) nei locali offerti come sede della biblioteca dell'Istituto e come foresteria della sua Scuola di studi superiori. C'è stata una promessa solenne di tutte le istituzioni di offrire i locali della caserma Nino Bixio per unire la biblioteca dell'Istituto con quella della Scuola militare Nunziatella, ma questa promessa è stata disattesa. Poi c'è stata una nuova promessa, sulla cui attuazione ancora speriamo, della destinazione di un immobile, già sede del Coni, in piazza S. Maria degli Angeli, sulla quale attualmente insiste la grande voragine di un cantiere della metropolitana. Per questo progetto, nel 2008 sono stati stanziati dalla Regione Campania su fondi dell'Unione europea 6.800.000 euro per l'acquisto e la ristrutturazione dell'immobile e per l'allestimento della biblioteca. La realizzazione di questo programma è ancora sospesa. Eppure, all'Istituto italiano per gli Studi filosofici - seguendo una tradizione di sano giacobinismo unita alla tenacia e alla grande forza di volontà che l'avvocato Marotta ha saputo trasmettere ai giovani - non ci si arrende. Adesso si nutrono grandi aspettative sulla nuova giunta del Comune di Napoli, nonostante gli ostacoli iniziali che sta incontrando. Si dovrebbe fare una cosa semplicissima: sbloccare immediatamente i fondi già stanziati, perché più si aspetta e più i costi crescono. Devo dire che l'avvocato Marotta ha fatto delle cose di grande eleganza nell'acquisto non solo dei libri, ma anche degli scaffali necessari, scaffali che appartenevano a Gioacchino Murat e dunque i libri avrebbero un'ottima accoglienza; quello che manca a un'istituzione come questa, che ha molti borsisti e ricercatori e vede la circolazione di molti insegnanti, ospitando anche tre lezioni contemporaneamente, è appunto una biblioteca in cui si trovino libri difficilmente reperibili in altri luoghi; un'istituzione così è monca senza libri e senza i più moderni strumenti multimediali. Pertanto vorrei associarmi a questa sacrosanta protesta civile per garantire la sopravvivenza dell'Istituto e la costituzione della biblioteca. Trovo che sia nell'interesse di tutti, dei politici e anche dei cittadini, riconoscere in Napoli anche un altro volto, un volto molto più presentabile degli altri. È paradossale che tale volto sia stato invece pienamente riconosciuto nei centri più avanzati della cultura mondiale, dal Warburg Institute di Londra, all'Ecole des Hautes Etudes di Parigi all'Institute for Advanced Study di Princeton. Forse è vero che Nemo propheta in patria. Fu Paul Dibon a dare per primo l'annuncio che grazie all'Istituto Napoli era ridiventata un «crocevia della cultura mondiale». A questa valutazione dell'insigne storico francese si sono ben presto affiancate quelle altrettanto lusinghiere di Fumaroli, Derrida, Gadamer, Toth, Gombrich, in breve, della migliore cultura d'Europa e d'America. Tutto ciò a testimonianza della vis abtractiva che l'Istituto ha saputo esercitare nei confronti dei più avanzati centri di ricerca umanistica e scientifica mondiali. L'Istituto di Napoli ha aperto uno spazio di comunicazione e di scambio fra umanisti e scienziati di tutto il mondo, costituisce un forum permanente in cui i giovani possono ascoltare portavoce dei più diversi orientamenti nei vari settori di ricerca, è diventato un mediatore dello spirito europeo contro ogni angusta visione localistica, ha creato una fitta rete di scambi e di rapporti fra le principali istituzioni culturali del mondo, proiettando la cultura italiana all'estero. Nello stesso tempo, sia nella sede di Palazzo Serra di Cassano in Napoli, sia nelle sedi delle duecento Scuole di alta formazione in altrettanti comuni dell'Italia meridionale, l'Istituto ha messo in contatto migliaia di giovani, ricercatori, insegnanti, col meglio della cultura internazionale, svolgendo così, fra l'altro, un ruolo antagonistico nei confronti di fenomeni degenerativi del tessuto sociale e del sistema scolastico locale. L'Istituto italiano per gli Studi filosofici costituisce la testimonianza della tenacia della miglior parte degli Italiani nel non volersi arrendere dinanzi alle difficoltà, mostrando la robusta tempra di uno spirito civico che guarda all'interesse generale e che ha a cuore le sorti della filosofia e della cultura umanistica e scientifica come palestra d'intelligenza e di democrazia.