Il ghiacciaio della Marmolada si sta sciogliendo. Il problema si riproporrà la prossima estate. Per scongiurarne la scomparsa, si pensa di proteggerlo dai raggi del sole con una coperta termica. Scesa la temperatura, si toglie la coperta in modo che le precipitazioni e il clima invernale trovino una buona base per la riformazione dei ghiacci. Questo intervento è oggi consentito dalle tecnologie e da un'industria in grado di realizzare prodotti all'avanguardia. In Svizzera l'hanno già fatto. Si formeranno tre gruppi di opinione. Ci saranno gli ambientalisti duri e puri, i quali si scandalizzeranno per questo enorme sacchetto di plastica e si opporranno in tutti i modi, proponendo «soluzioni» inattuabili e di stralungo periodo. Altri, anch'essi sedicenti ambientalisti, credono che la difesa della natura passi anche per il progresso tecnologico: saranno perciò favorevoli a contaminarla con qualche intervento attuato nel modo meno invasivo possibile. Infine, interverranno coloro ai quali proprio non importa nulla degli effetti delle proprie azioni sull'ambiente. Ritengono che l'importante sia «fare», produrre, guadagnare: quindi anche un mega cappuccio di plastica può andare bene, purché lo realizzino loro. Anzi, pur di farlo, lo propongono comunque, anche se non dovesse servire a nulla. La decisione sarà presa dopo un acceso dibattito, qualche manifestazione e una mediazione. Varrebbe la pena, invece, che il dibattito una volta tanto introduca nuove idee e induca a riflessioni e ricerche articolate. Non solo sui materiali, ma anche sui comportamenti. In effetti, se si riuscisse a conservare il ghiaccio per ancora qualche anno, si consentirebbe una migliore stagione turistica invernale che comporta divertimento, profitti e lavoro. Se poi d'estate la coperta di plastica puzza un po' e il riflesso del sole provoca micro-cambiamenti climatici, il danno sarà comunque contenuto. Anche l'impatto visivo sarà accettabile considerato il colore bianco della coperta. Questa soluzione, sebbene la ritenga ragionevole, mi mette tuttavia a disagio. Per una questione morale: è giusto intervenire sulla natura, addirittura su un ghiacciaio, con pratiche simili all'accanimento terapeutico? Se l'azione umana è la causa dello scioglimento dei ghiacci, la soluzione più opportuna sarà davvero un nuovo intervento invasivo? Anni fa, crollarono (anche allora, si disse, a causa dell'effetto serra) alcune rocce dal complesso dolomitico delle Cinque Torri a Cortina. Immediatamente, si proposero società di ingegneria e costruzioni, pronte a effettuare lavori di ripristino e consolidamento in nome della conservazione della natura. Ma è davvero il nostro interesse soggiogare la natura per le nostre esigenze di breve periodo? Ne abbiamo il diritto? Questa impostazione del rapporto tra esseri umani e una natura mercificata usata per soddisfare esigenze di breve termine, contrasta con il sentire comune di un numero crescente di cittadini. Essi vorrebbero ricostruire su basi nuove un rapporto deterioratosi nell'ultimo secolo e oggi insostenibile. Discutere della coperta sulla Marmolada nei soli consueti termini di efficacia, rischi e impatti, non farà compiere alcun vero progresso politico e intellettuale nella coscienza ambientale. Il progetto, a causa della sua invadenza materiale e morale è, invece, un'utile occasione per ridiscutere gli scempi ambientali e il rapporto malato che oggi s'è instaurato tra esseri umani e natura.
La tutela ambientale e lo scempio. La Marmolada nel sacchetto
Il ghiacciaio della Marmolada si sta sciogliendo e si sta considerando di proteggerlo con una coperta termica per prevenire la sua scomparsa. Questo intervento è possibile grazie alle tecnologie moderne e all'industria. Tuttavia, ci saranno tre gruppi di opinione: gli ambientalisti duri che si oppongono all'uso di materiali plastici, gli ambientalisti progressisti che credono che la tecnologia possa aiutare a proteggere la natura, e coloro che non si preoccupano dell'impatto ambientale. Il dibattito sarà acceso e potrebbe portare a nuove idee e riflessioni.
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