Come la polacca Auschwitz La proposta di inserire il lager nel patrimonio dell'umanità scatena le polemiche. Mezza Germania si vergogna: non è un monumento BERLINO . Non confondiamo la nobiltà culturale di Weimar con l'atrocità delle camere a gas di Buchenwald. Non mischiamo la città di Bach, Goethe, Schiller con uno dei più crudeli campi di sterminio di Adolf Hitler. Questo il succo della protesta contro l'iniziativa del governo regionale della Turingia di mettere l'ex lager di Buchenwald tra i siti tutelati dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Weimar ne fa parte dal 1996, come vetrina del classicismo germanico. Sono 54 i siti tedeschi. Conventi, monasteri, i duomi di Aquisgrana e di Colonia, la gola del Reno, il vallo Adriano Il prossimo sito dovrebbero essere i 190 ettari del memoriale di Buchenwald, che fa parte nell'area demaniale del comune di Weimar. Nella foresta dei faggi (Buchenwald) dove ne11937 si sistemarono gli aguzzini nazisti, centodieci anni prima Johan Wolfgang Goethe fu un cattivo profeta «In questo posto ci si sente grandi e liberi». Le guardie di Hitler appesero all'ingresso il cartello: «A ciascuno il suo». Vi morirono 56mila deportati. Nell'aprile del 1945 i superstiti furono liberati dalle truppe americane al comando del generale Dwight Eisenhower. «Nulla mi ha scosso così fortemente come la visione di questo luogo», disse il futuro presidente degli Stati Uniti. Tra le vittime, la principessa Mafalda di Savoia, morta sotto un attacco aereo. Torrette di guardia, reticolati, camere a gas, baracche dei deportati: tutto è in perfetto stato di conservazione, per dare ai visitatori, molti dall'estero, una traccia palpabile dell'orrore nel Terzo Reich. Adesso, il ministro regionale dell'Istruzione, il socialdemocratico Christoph Matschie, intende completare la rivisitazione secolare di Weimar e dintorni ottenendo il riconoscimento dell'Unesco anche per Buchenwald. La sua richiesta dovrà essere approvata dai ministri dell'Istruzione degli altri Lander e poi trasmessa all'organizzazione delle Nazioni Unite. Matschie ha cercato di spiegarsi con un'ardita acrobazia retorica «Per quanto le epoche del classicismo germanico e del nazionalsocialismo siano in stridente contrasto tra loro, i due periodi trovano un collegamento inseparabile in Weimar e Buchenwald». L'idea gli è stata suggerita anche da ex deportati e da premi Nobel del calibro di Elie Wiesel e Imre Kertesz, sulla scia del riconoscimento concesso dall'Unesco all'ex lager di Auschwitz. I Le prime reazioni dell'opinione pubblica sono tutt'altro che positive. Se ne fa interprete l'autorevole FrankfurterAllgemeine Zeitung, con un commento in prima pagina pubblicato ieri sotto il titolo «Kitsch». Di cattivo gusto, in italiano. Il quotidiano conservatore stronca il progetto sottolineando che Buchenwald non possiede alcuno dei requisiti per figurare nella lista dell'Unesco. Un posto del terrore, critica l'editorialista Jasper von Altenbockum, non ha un'eminente tradizione culturale, né una straordinaria bellezza paesaggistica e nemmeno un brillante profilo d'ingegneria. L'esempio di Auschwitz, prosegue il giornale, ha innovato i criteri di scelta dell'Unesco e stabilito giustamente che si possono fare monumenti anche per lanciare un richiamo perenne all'umanità contro la barbarie, ma bisogna stare attenti a non farsi prendere la mano dal rischio di propiziare «un turismo della memoria». «Il ricordo dell'Olocausto non va preso alla leggera come il ricordo di Goethe e di Schiller», è il caustico avvertimento della giornale francofortese. ll blog del giornale è stato invaso. «È una cosa perversa che c'entra con la cultura un lager in cui si torturavato gli individui?», ha scritto Gerda Madra. Chi se la prende, come Otto Moser, con gli affari commerciali del turismo della memoria «che fanno venire la nausea». Rudolf Maler invece chiede di abbattere il monumento a Londra del generale Harris che fece bombardare con un tappeto di fuoco le città tedesche nell'ultima guerra mondiale.