Silvio Testa portavoce Comitato NO Grandi Navi - Laguna Bene Comune Se i proprietari della Ilva di Taranto avessero promosso la pubblicazione di un libro per dimostrare come la fabbrica sia compatibile con la città e come le produzioni dell'acciaieria siano improntate a criteri di sostenibilità, e il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ne avesse scritto la prefazione, ne sarebbe nato uno scandalo nazionale. Ebbene, ciò è successo a Venezia con la pubblicazione di un libro, finanziato dall'Autorità Portuale, con il quale il suo presidente, Paolo Costa, cerca di "dimostrare" che il passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco e in laguna non è dannoso né pericoloso ma appunto compatibile e sostenibile. Il libro ha purtroppo proprio la prefazione del ministro Clini, e i lettori de "Il Gazzettino" l'hanno potuta leggere a pag. 15 dell'edizione di giovedì 30 agosto col titolo "Venezia, il patto con le crociere". Avremmo sperato, invece, che il libro l'avesse promosso il Ministero dell'Ambiente, avviando quella serie di studi autorevoli e non di parte su tutte le criticità del crocierismo a Venezia e in Italia che il nostro Comitato NO Grandi Navi - Laguna Bene Comune chiede da tempo, col sostegno dei quasi 12mila cittadini che a oggi e in soli tre mesi hanno sottoscritto una petizione in tal senso. Il Parlamento europeo, nel votare a fine maggio una direttiva per ridurre al limite dello 0,5 per cento (dal 2015) il tenore di zolfo nel carburante delle navi, ha valutato che ogni anno 50mila persone muoiono in Europa per l'inquinamento prodotto dal traffico navale; oggi le navi usano carburanti con zolfo al 3,5 per cento, cioè 3.500 volte più sporco del diesel per le auto, che ne è praticamente esente (0,001). Perchè Clini invece di scrivere prefazioni non si ricorda di essere ministro dell'Ambiente e dispone da subito che in laguna si usino carburanti con tenore di zolfo almeno allo 0,1? Perchè, a proposito di inquinamento elettromagnetico, non decreta che almeno col sole splendente le navi da crociera non usino in canale della Giudecca e in Bacino di San Marco tre radar contemporaneamente? Il ministro, così come fa a ogni pie' sospinto il presidente dell'Autorità Portuale, afferma che la grandezza di Venezia è sempre stata il suo rapporto col mare, come a dire che il Porto, cioé il crocerismo, è l'erede irrinunciabile di una tradizione millenaria. Entrambi dimenticano però di dire che la Serenissima ha sempre adattato le navi alla laguna e mai la laguna alle navi, e che chi avesse osato proporre solo un centesimo di quanto nell'ultimo secolo è stato perpetrato in laguna - basti pensare al solo Canale dei Petroli - sarebbe stato squartato tra le colonne di Marco e Todaro. Cento anni fa la profondità media della laguna era di 40 centimetri ma oggi, come ben spiega l'istituto di Idraulica dell'Università di Padova, è diventata di un metro e mezzo per l'erosione innescata dai canali portuali e con questo trend tra cinquant'anni sarà di due metri e mezzo, cioé non ci sarà più una laguna. Oggi, anziché interrompere questo trend, Clini e Costa propongono come alternativa al passaggio delle navi da crociera in Bacino San Marco lo scavo di un altro canale in laguna, portando il Canale dei Petroli in Bacino San Marco! La vera alternativa è rifiutare questo modello: dalle bocche di porto devono entrare solo navi che per dimensioni, dislocamento, carburanti utilizzati siano compatibili col recupero morfologico della laguna, con la sicurezza della città, con la salute dei cittadini. Tutte le altre se ne stiano fuori, magari in un porto off shore.