Luca Nicolini è il presidente del comitato che nel 1996 inventò il festival più imitato d'Italia. «Le emozioni maggiori? Pontiggia e Meneghello» Mantova riparte da piazza Sordello. Un luogo ampio, su cui affaccia Palazzo Ducale, di solito inspiegabilmente snobbato dai mantovani. Eppure è lì il nuovo cuore del Festivaletteratura che ha spostato, causa terremoto, il suo baricentro di pochi metri. il libraio Luca Nicolini, presidente di quel comitato organizzatore di otto persone che, nel 1996, diede vita all'iniziativa culturale più imitata degli ultimi decenni, alla vigilia della sedicesima edizione fa il punto su che cosa è stato, e che cosa sarà il Festivaletteratura. Partiamo dalla fine. Che edizione sarà? «È l'edizione del post-terremoto. Un evento che oltre ad aver danneggiato il patrimonio artistico in modo non evidente ma oneroso, ha inciso sulla città dal punto di vista emotivo, come se l'avesse resa consapevole della sua fragilità. Mantova ha faticato a riprendersi. È stata un'estate triste, sottotono, con molte disdette e poche iniziative. Speriamo che i giorni del festival siano il segno che la città si può riprendere». Avete mai pensato di non fare il festival? «Mai. Lo abbiamo ritenuto un dovere nei confronti della città, oltre al fatto che avevamo già lavorato parecchi mesi, le difficoltà economiche si stavano risolvendo. Gli effetti collaterali sono stati un certo ritardo nella definizione del programma. Non sapevamo quali spazi potevamo o non potevamo usare. E cambiata un po' la geografia. Abbiamo rinunciato ad alcuni luoghi simbolo, come la chiesa di San Maurizio e il Cortile della Cavallerizza, che però era già sub judice perché si pensava di destinarlo ad altri usi. L'effetto maggiore è che piazza delle Erbe, dove c'era il tendone della libreria, non è più il cuore della manifestazione. La piazza dei libri adesso è piazza Sordello, luogo ampio e interessante che anche i mantovani tendono a dimenticare. Siamo tornati a usare l'Archivio di Stato e poi, dopo molti anni, Palazzo Te». L'anno scorso il Comune aveva dimezzato i finanziamenti rispetto al 2010 passando da 120 mila a 60 mila euro. L'emergenza terremoto ha comportato ulteriori tagli? «No, direi che sono stati confermati sia quelli del Comune che quelli della Provincia (55 mila euro circa) e della Regione. A dire la verità l'anno scorso la Regione doveva darci 40 mila euro che poi per varie ragioni non sono arrivati. Quest'anno hanno stanziato 20 mila euro e poi c'è un accordo per la digitalizzazione del nostro archivio, patrimonio enorme di contributi audio, video e fotografie che raccontano veramente come è cambiata la società, i rapporti internazionali, il mondo oserei dire. Per noi è molto importante: dopo 16 anni cominciamo a pensare di lasciare una traccia, lo consideriamo un nostro compito forte». Dovendo risparmiare, su che cosa vanno a cadere i tagli? «Nonostante la crisi gli sponsor privati anche quest'anno sono stati estremamente disponibili. Abbiamo lavorato cercando di prevedere un budget un po' ridotto rispetto al milione e 400 mila euro circa degli ultimi anni, ma il venir meno di alcune sedi e il conseguente aumento di tensostrutture, più costose, ha un po' vanificato lo sforzo. Ci manteniamo fedeli al nostro core business che è il libro. Quindi le parti più sacrificate sono quelle legate agli eventi-spettacolo che generano spese importanti e non sono il nostro tratto più tipico. La priorità è salvaguardare la qualità degli incontri, insomma non cassiamo un autore perché arriva da lontano e il biglietto costa troppo». Nel comitato organizzatore siete sempre i soliti otto dell'inizio. Com'è possibile che andiate d'accordo da così tanto tempo? «No beh, ci sono stati momenti di dissenso, di scontro anche forte, ma alla fine prevale la voglia di portare avanti questo progetto. Quasi tutti gli anni c'è l'occasione per dire: ecco, su questo non avevamo mai litigato prima. All'inizio tutti seguivamo tutto, con il tempo ognuno si è preso una parte. Poi intorno a noi c'è un gruppo allargato di persone più giovani che sta crescendo con la manifestazione. C'è una segreteria di 5 o 6 elementi, gli unici pagati, che lavora tutto l'anno. Poi c'è sempre qualche volontario europeo che per fortuna ha deciso di restare a Mantova Abbiamo voluto creare una struttura il più possibile forte e indipendente, per poter gestire rapporti complessi come quelli con gli enti locali, gli editori...». Gli editori ogni tanto si lamentano che siete un po' sordi alle loro proposte. «Con tutti c'è una relazione feconda di dialogo e collaborazione, ma alla fine decidiamo noi. A volte ci accusano di essere entrati nel salotto buono, nella grande editoria, ma noi abbiamo un ottimo rapporto anche con i piccoli editori che molto spesso fanno un lavoro di scouting indispensabile. I grandi spesso fanno come le squadre di serie A: acquistano talenti scoperti dai piccoli». All'inizio per voi c'erano soltanto elogi. Da un po' di tempo sono arrivate le critiche, anche perché sulla vostra scia sono nate molte altre iniziative. Si dice che i festival sono compagnie di giro che scaricano da un posto all'altro i soliti noti, senza aumentare il numero dei lettori. «Sarei molto curioso di sapere come sarebbe l'indice di lettura nel nostro Paese se non ci fossero manifestazioni come queste. Non c'è una riprova E sui nomi cerchiamo di fare un po' di turn over, anche se ci sono alcuni autori che sono affezionati al Festival e vengono spesso». E il pubblico? A volte l'impressione è che sia invecchiato con il Festival. «È una cosa che abbiamo cercato di affrontare: essere più attrattivi per un pubblico giovane. La nostra è un'audience fortemente caratterizzata dalla mezza età. Ci sono iniziative dove l'età media è più bassa, come il Festival di "Internazionale" che io ammiro moltissimo. Quest'anno abbiamo aperto un campeggio per visitatori dai 18 ai 3o anni perché a volte, per i giovani, Mantova può essere respingente. E un'esperienza pilota che speriamo possa diventare permanente». Se ripensa a queste 16 edizioni quali sono le immagini che le rimangono più impresse? «Porto nel cuore gli incontri con Pontiggia e con Meneghello. Fu choccante il primo anno, con Salman Rushdie inseguito dalla fatwa. O l'incontro di Anna Politkovskaja, in quella che sarebbe stata la sua ultima uscita pubblica prima di venire uccisa. Aveva l'urgenza di parlare. Sforò di un'ora il tempo stabilito, ma non si poteva fare diversamente. O il 9 settembre 2001 quando Gore Vidal disse che vista la situazione internazionale non si sarebbe meravigliato se ci fosse stato un atto violento contro l'America. Due giorni dopo ci fu l'attacco alle Torri Gemelle». Luca Nicolini, 58 anni, è il presidente del comitato organizzatore del Festivaletteratura di Mantova. Con la moglie Carla Bernini (anche lei membro del comitato) gestisce una libreria in centro a Mantova. Del gruppo degli otto fanno parte anche Laura Battaglioni, funzionaria in Comune; Annarosa Buttarelli, docente di Filosofia all'Università di Verona; Francesco Caprini, architetto; l'editrice Marzia Corraini che a Mantova gestisce con il marito anche una galleria d'arte; Paolo Polettini, sociologo e funzionario della Provincia; Gianni Tonelli, commercialista. Il comitato è affiancato da una segreteria organizzativa che lavora tutto l'anno.