Il Campiello del cinquantesimo celebra il rapporto padre-figlio e lo fa prima scegliendo quattro dei romanzi finalisti della Cinquina con questo tema, e poi premiando quello di Carmelo Abate «La collina del vento» (Mondadori), che pone al centro della vicenda i segreti della collina custoditi e tramandati proprio da padre a figlio. Impetuoso, lieve, sconvolgente: è il vento che soffia senza requie sulle pendici del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Proprio i ricordi condivisi sulla «collina del vento» costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende e tempio all'aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede. Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l'invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Ma il tema famigliare è solo uno dei pilastri su cui si basa il romanzo. L'altro è quello della memoria legata alla propria terra. Emozionato, quasi confuso, dopo aver vissuto nel 2004 la stessa finale arrivando terzo, dedica alla moglie tedesca e ai due figli la vittoria e ammette che questa volta sapeva che le cose sarebbero potute andare diversamente. «Sapevo che me la sarei giocata, ma non mi aspettavo un distacco simile. Sono contento di esserci già stato otto anni fa e di aver accettato dentro di me il verdetto. Questo è un grande premio perché è trasparente, dove gli editori non ti spingono e ci sono dei lettori veri che ti leggono e ti giudicano. E la cosa più bella è che è il cinquantesimo. Con me ha vinto la famiglia Arcuri perché danno speranza a tutto il Sud». Un terzo dei trecento lettori ha votato per lei, a che cosa è dovuto tale successo? «Quando scrivo non so mai come andrà a finire la vicenda, mi devo emozionare perché la storia funzioni. Ecco, credo che i lettori si siano avvinti e sorpresi con me, anche per tutti i colpi di scena presenti nella trama, penso sia questo il segreto». L'altro tema centrale della vicenda è il paesaggio e la sua difesa. «Ho scritto questo libro per dichiarare la necessità di riprendersi il territorio, per un atto d'amore verso la propria terra e credo che questo sia di estrema attualità. Che cosa lasciamo ai nostri figli? Terre moribonde? La famiglia Arcuri è un esempio della lotta di un certo Sud, non si arrendeva ai tempi del fascismo e non si arrende oggi davanti ai signori delle pale eoliche. Io sono per l'energia eolica ma non capisco perché in Italia si piazzino nei luoghi più belli del Paese».
Rispettiamo il paesaggio, lo lasceremo ai nostri figli
Il Campiello del cinquantesimo celebra il rapporto padre-figlio con la scelta dei quattro romanzi finalisti della Cinquina con questo tema. Il vincitore è Carmelo Abate con "La collina del vento", che pone al centro la collina del Rossarco, luogo sacro della famiglia Arcuri. La storia segue gli Arcuri mentre affrontano l'invidia, la prepotenza e le intimidazioni mentre il celebre archeologo Paolo Orsi scava sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa. Il romanzo esplora anche la memoria legata alla propria terra e la difesa del paesaggio. Il vincitore del Campiello del cinquantesimo è stato scelto per aver dato speranza al Sud e per aver dichiarato la necessità di riprendersi il territorio.
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