Ogni ricostruzione pone il dilemma: rispettare la storia o rifare tutto com'era? Dopo il terremoto in Emilia "Luoghi dell'Infinito" fa il punto sulla tutela dell'arte nelle terre colpite dai sismi. Il mensile di itinerari, arte e cultura in edicola con "Avvenire" da martedì 4 settembre ragiona con Cosimo Damiano Fonseca e Maria Antonietta Crippa sulla tendenza a ricostruire "com'era dov'era", come in Friuli. È un dibattito che si ripropone dopo ogni grave danno che colpisce un bene storico o artistico: da un lato, la volontà delle popolazioni di ricostruire esattamente come prima i palazzi e soprattutto le chiese distrutte, per ritrovare la perduta identità; dall'altro, la tendenza a privilegiare restauri conservativi anziché ricostruttivi, al fine di rispettare il rapporto tra passato e presente. Una scelta non facile, che tuttavia si potrebbe non dover compiere: come illustra Leonardo Servadio, le tecniche per la messa in sicurezza dei beni artistici ci sono già, così come una mappatura delle aree d'Italia a rischio sismico (meno progredito, invece, è l'inventario dei singoli beni culturali in pericolo in caso di terremoto). Paolo Viana traccia quindi il bilancio dei danni subiti dal patrimonio emiliano a causa di quello che è stato subito definito "il terremoto dei campanili", poiché ha colpito questi simboli più profondi dell'identità e della fede delle popolazioni. Due zoom sulla riconquista del centro storico dell'Aquila (Francesca Lombardi) e sulla riapertura del Museo dell'Accademia di Perugia (Antonio Carlo Ponti). Gli itinerari congiungono l'antica Camaldoli con la sua figlia in California, mentre le arti sono le installazioni di Velasco sul Lago Maggiore e un confronto tra classico e contemporaneo a Firenze.