Caro direttore, non desideriamo entrare in polemica con chi è intervenuto contro il nostro Istituto. Vogliamo chiarire che i nostri rendiconti sono stati sempre approvati, prima dal ministero dell'Università e della Ricerca, e poi, dal 2005 al 2009, dal ministero dell'Economia. Purtroppo nel 2009 è venuto a mancare il finanziamento di legge (Legge 296 del 2006, comma 1149), né è stato mai dato esito all'ordine del giorno del 25 febbraio 2011 della Commissione cultura della Camera in cui si chiedeva il ripristino dei contributi arretrati per l'Istituto italiano per gli studi filosofici e l'Istituto italiano per gli studi storici. Dal 2009 abbiamo dovuto provvedere a proseguire l'opera dell'Istituto con la svendita del mio patrimonio personale, con cui avevo già sostenuto i primi 15 anni di attività dalla sua fondazione. Vorrei che i ministeri competenti consultassero gli ispettori che hanno svolto i controlli nel nostro Istituto e verificassero, in occasione di nuovi provvedimenti legislativi, ancora una volta la contabilità dell'Istituto dalle origini fino a oggi, e quanto ho personalmente elargito. Inoltre, poiché nessuno di coloro che vanno alla ricerca di disordini amministrativi nella contabilità dell'Istituto italiano per gli studi filosofici ne ha mai visitato gli uffici, invito la schiera di quanti cercano motivi pretestuosi per oscurare la fama nazionale e internazionale dell'Istituto a recarsi nei predetti uffici per verificare la puntualità, la correttezza e la trasparenza di tutti gli atti amministrativi, e le testimonianze rilasciate dagli ispettori dei ministeri che hanno approvato tutti i rendiconti. Si tratta quindi di un improbabile coro di persone che non sarebbero mai disposte a sacrificare tutta una vita, le energie e tutte le risorse economiche personali e familiari, fino a ridursi in povertà, per creare un monumento che irradia luce in tutto il mondo e cerca di trasformare le popolazioni dell'Italia e dei Paesi dell'area del Mediterraneo da «abitatori in cittadini attivi, consapevoli e finalmente dotati di memoria storica». (Benedetto Croce)