L'equivoco di fondo si baserebbe sulla necessità di preservarlo da eventuali furti E' rimasto inascoltato l'appello rivolto dalle associazioni, in tutto 16 a cui si sono aggiunti anche alcuni avolesi residenti nel nord Italia, al vescovo di Noto e alla curia affinché restituiscano al patrimonio storico- artistico di Avola l'armonium e il crocifisso settecentesco in cartapesta conservati, sin dall'inizio del '900, nella chiesa dei Cappuccini e che qualche mese fa sono stati trasferiti nel deposito curiale di Noto per preservali, questa la motivazione ufficiale, da eventuali furti. Un silenzio assordante che non è stato infranto neanche dopo che l'appello è stato pubblicato, circa un mese fa, sulla nota rivista culturale Avolesi nel mondo. E' come se il crocifisso fosse stato ingoiato nel nulla e, quasi si trattasse di una strategia studiata a tavolino, si volesse avvolgere la vicenda nel silenzio per lasciare cadere tutto nell'oblio. L'equivoco di fondo si baserebbe sulla necessità di preservarlo da eventuali furti. Legittimo, allora chiedersi, evidenziano, le associazioni, perché analoga decisione non sia stata adottata per la pala d'altare che è rimasta al suo posto dentro la chiesa, così come per le altre tele presenti nell'edificio il cui valore artistico è di gran lunga superiore a quello del crocifisso. Inaccettabile, poi, per i cittadini avolesi l'intenzione di relegare il crocifisso in un futuribile museo, perché significherebbe - si legge nell'appello delle associazioni - «sottrarlo alla sua funzione simbolica e testimoniale, per imporne un'altra di natura turistico -commerciale quantunque di stampo sacro». «Con la rivista ci siamo fatti portavoce del malessere della città. Si fa sempre in tempo a sanare la situazione, tornando indietro, senza infingimenti e inutili ipocrisie, nel rispetto della sensibilità della città che chiede risposte vere alle argomentazioni che si espongono, non con lettere che eludono il problema». E' l'amaro commento dello studioso e letterato, Sebastiano Burgaretta, che ha sposato, insieme ai componenti della redazione della rivista e delle associazioni, la causa in nome dell'identità culturale della comunità lesa dall'azione della curia. «Un pesante vulnus alla memoria storico-culturale e antropologico-religiosa della città - ha affermato lo studioso- che rappresenta una vera e propria testimonianza della pietà religiosa vissuta dagli Avolesi nel corso dei secoli. Questo crocifisso è stato portato solennemente per le vie della città, fino ai primi del '900 la sera del venerdì santo con gli altri misteri, nella solenne processione della Spina Santa». Le associazioni culturali chiedono anche l'intervento deciso e vibrante dell'amministrazione comunale che, col suo silenzio e disinteresse, sembra rendersi complice di uno «scippo» eseguito in perfetta regola: «Il comune di Avola cosa intende fare per tutelare i suoi beni e artistici e culturali? Perché esita a reclamare i suoi diritti, che sono quelli dei cittadini tutti di Avola? Perché lascia colpevolmente la difesa del suo patrimonio all'iniziativa isolata di sensibili e volenterosi cittadini? ». Gabriella Tiralongo 02092012