LA PUGLIA, pensavo, era tutta circondata dall'acqua ed io mi lasciavo andare a fantasticare su quelle diverse gradazioni di azzurro che segnalavano la profondità dell'Adriatico, dal celeste chiaro delle coste al blu delle zone al largo, passando per l'azzurro intermedio delle chiazze intorno al Gargano e alle Tremiti. Mai avrei pensato che sarebbe avvenuto di doverci abituare a vedere in quelle acque sognate e sognanti infilzare i fondali con trivelle petrolifere. Una follia. Ma a chi può venire in mente questo crimine? Un delitto da consumare al largo del nostro Adriatico, alle Isole Tremiti. Forse non tutti sanno che, prima di arrivare e pugnalare con le trivelle i fondali, i cacciatori di oro nero o di gas martirizzano con raffiche di esplosioni le rocce per ottenere dei microsismi che segnalano ai loro strumenti la presenza di giacimenti. Una volta accertata la quale, si passa alle perforazioni che succhiano olio e petrolio e gas e tutti le loro stramaledette sostanze accessorie, svuotando enormi cavità. Queste, una volta abbandonate, nel migliore dei casi, si riempiono di acqua di mare seppellendo le onde nei maleodoranti abissi, nel peggiore dei casi franano per il cedimento dei tetti e devastano la naturale conformazione dei fondali. A proposito di paesaggio: ve lo immaginate l'Adriatico dolce e selvaggio brutalizzato dalle piattaforme petrolifere? E ve lo immaginate il rischio di un guasto, di un incidente, di uno stramaledetto tubo che perda, di un rubinetto scassato, di una guarnizione in avaria? Ve la immaginate la chiazza gigantesca maleodorante e unta che lascia una schiuma di morte dietro di sé, navigare inarrestabile fino a Santa Maria di Leuca prima di esportare in Grecia o in Africa la testimonianza di quanto gli Italiani possano essere autolesionisti? A proposito, il Salento sarebbe assediato clamorosamente: ad ovest la minaccia mortale degli escrementi dell'Ilva, ad est la zatterone di bitume proveniente, Dio non voglia mai, dalla follia di pozzi petroliferi al largo delle Tremiti. Per adesso è solo una minaccia, un rischio, ma può diventare uno scenario apocalittico. L'opinione pubblica deve essere allarmata, e, quindi informata: abbiamo bisogno di sapere che cosa si intenda davvero fare. Il Governo deve dare ascolto alle amministrazioni locali, ai cittadini, alle organizzazioni ambientaliste troppo spesso considerate solo un uditorio di rompiscatole. E i mezzi di informazione devono fare due volte il loro dovere. Esibire, poi, quando è troppo tardi, gli uccelli incatramati, le foto e i video delle maree nere e maleodoranti significa spettacolarizzazione del danno avvenuto e basta. Non serve a un accidente. Si incentivi, piuttosto la ricerca delle fonti e delle energie alternative, pulite. Si incoraggi la ricerca scientifica, si alimenti la speranza invece di alimentare la vergognosa speculazione sui carburanti derivati dal petrolio. E non vengano a dirci che il suo prezzo aumenta perché scarseggia: il prezzo delle benzine è diventato proibitivo perché una banda internazionale di dannati speculatori fa affari d'oro e molti Stati, tra cui prima l'Italia, riesce a farsi pagare le tasse solo alla pompa del carburante. Per questo stiamo aspettando senza molte speranze che, per esempio, le automobili elettriche abbiano l'impulso necessario a funzionare e a costare ragionevolmente. Provi la Fiat a disegnarne, progettarne, produrne una a costo ragionevole e bella come le sapeva fare una volta, le auto. Elettrica. E poi la chiami Tremiti. Come le isole che vogliamo salvare.
PUGLIA - SOGNO UN'AUTO ELETTRICA CON UN BEL NOME: TREMITI
L'autore descrive la sua esperienza di navigazione nell'Adriatico, notando la presenza di piattaforme petrolifere e le loro conseguenze negative sull'ambiente. Le trivelle petrolifere infilzano i fondali, causando microsismi e danni alle rocce, mentre le perforazioni succhiano olio e gas. Le piattaforme petrolifere possono franare, devastando la natura e causando rischi per la navigazione. L'autore critica il governo e i mezzi di informazione per non aver fatto abbastanza per allertare l'opinione pubblica sul pericolo. Invece, si concentra sulla ricerca di fonti e energie alternative, come l'elettricità, e sulla speranza di un futuro più pulito.
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