Diciamo la verità: prima delle discussioni sul progetto Meier, all'Ara Pacis non ci pensava nessuno. Racchiusa nella grande teca di cemento e cristallo, fuori dai circuiti turistici, appariva come un corpo a sé rispetto a piazza Augusto Imperatore. Pochi quindi avranno notato che il monumento, a contatto con l'esterno, era in pessime condizioni. «Non è stato sufficiente il restauro degli anni '80 per arrestare il deterioramento del marmo», dice a "L'espresso" Eugenio La Rocca, sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma: «L'Ara Pacis ha continuato a essere aggredita da polveri grasse che producono acido solforico, rendendo necessaria la creazione di un ambiente chiuso, con un microclima sotto controllo». Dalla necessità di salvaguardare il capolavoro augusteo, e dotarlo di un complesso museale, è nata la prima proposta di Richard Meier nel 1996. Due anni dopo, la giunta comunale guidata da Francesco Rutelli approvava il progetto, sponsorizzato da tre istituti bancari. L'architetto americano, noto in tutto il mondo per aver firmato il Museo d'Arte contemporanea a Barcellona, il Getty Center a Los Angeles e il Museo delle Arti Applicate di Francoforte, si accingeva così a intervenire nel tessuto urbano dove è più incisiva la persistenza della memoria storica. Peraltro in una piazza, dominata dal solitario Mausoleo di Augusto, oggetto di innumerevoli proposte di riqualificazione. E puntuali, prevedibili, sono arrivate le critiche da parte di associazioni culturali, urbanisti, politici, con-trari all'interferenza di "un americano a Roma". Molti avevano persino invocato il ripristino dell'antica scalinata del Porto di Ripetta, dimenticando che è stata cancellata da un secolo, prima dall'ancoraggio del Ponte Cavour, poi dalla costruzione dei bastioni lungo il Tevere. Per quanto riguarda l'opera di Meier, il Comune, ora guidato da Walter Veltroni, ha proseguito nel suo iter convinto della scelta, all'epoca approvata da tutte le istituzioni competenti, ministero dei Beni culturali compreso. Un cammino comunque tormentato, che dovrebbe concludersi nel prossimo autunno e che ha dovuto fare i conti prima con i sondaggi archeologici, poi con una Commissione ministeriale istituita per valutare eventuali modifiche e, da ultimo, con la richiesta di speciali materiali da parte dell'architetto. Il progetto definitivo, che appare in queste pagine, rivela una struttura (apprezzata, tra gli altri, da Vittorio Gregotti) che, nei materiali e nei volumi, si riallaccia alla corrente razionalista del secolo scorso. Disposta su due livelli, scandisce con formale eleganza il lato occidentale della piazza, parallelo al Lungotevere, in un'alternanza di spazi aperti, ambienti chiusi e trasparenze. Sono i materiali come travertino, stucco, vetro, acciaio, che modulando l'andamento nord-sud, richiamando il progetto originale di Vittorio Ballio Morpurgo, mai realizzato. Una scalinata di fronte alle chiese di san Rocco e di san Girolamo segna l'accesso monumentale, caratterizzato da un "muro d'acqua" e da una colonna: la citazione dell'orologio solare (l'obelisco-gnomone ora a piazza Montecitorio) voluto da Augusto vicino al suo sepolcro. Gli spazi chiusi iniziano con una galleria d'ingresso - biglietteria, book-shop, pannelli didattici e un plastico dell'antico Campo Marzio - e culminano nella sala dell'Ara Pacis, priva di qualsiasi interferenza testuale e visibile anche dall'esterno. La si potrà ammirare anche di notte grazie a un'illuminazione particolare che ne aumenta la suggestione visiva; mentre di giorno la luce penetrerà attraverso lucernari dotati di schermature regolabili e grandi quadrature laterali di cristallo termo-isolante, delimitate da montanti in acciaio bianco. Da qui si scende nel piano inferiore, dove uno spazio museale consentirà la lettura dell'altare nei suoi significati immediati e simbolici e, finalmente, la conoscenza dei circa 500 frammenti di marmo rimasti fuori dalla ricostruzione del '38 e non più ricollocabili. Dalla parte opposta si accede all'Auditorium, la sala per 150 posti destinata a eventi culturali, con accesso indipendente, e poi su, con l'ascensore, fino alla terrazza e alla caffetteria. Il prolungamento del padiglione su via di Ripetta, all'esterno, ripropone la lettura delle "Res Gestae" di Augusto, quasi 11 mila lettere fuse in bronzo e applicate a una lastra di travertino, e riconduce al primo progetto dì Morpurgo che prevedeva la chiusura della piazza da questa parte. Sullo stesso lato, all'altezza di largo san Rocco, si apre invece l'ingresso per la Biblioteca digitale, dedicata al periodo augusteo. La Rocca sottolinea che si tratterà di un vero polo culturale nel cuore della città, e anticipa: «Stiamo lavorando, con l'Ufficio Città Storica, per collocare nel nuovo museo la cosiddetta "Ara Pie-taris" dell'imperatore Claudio: un'occasione straordinaria di confronto per archeologi e amanti dell'arte, che renderà più prestigiosa l'opera di Meier». Il mese fatale dell'altare di marmo è settembre: nascita di Augusto, inizio dei nuovi lavori nel 2000 e inaugurazione del padiglione da parte di Mussolini (23 settembre 1938), al termine delle celebrazioni del Bimillenario augusteo. Per l'Ara Pacis si trattava della fine delle peripezie affrontate nell'ultimo anno. Il suo recupero definitivo era infatti avvenuto nel 1937, nel sotterraneo di Palazzo Fiano invaso da una falda acquifera (via in Lucina). Frammenti e lastre erano venuti alla luce sin dal '500, mai però attribuiti al monumento e dispersi in varie collezioni. Solo gli studi di von Duhne e Petersen, alla fine dell'Ottocento, erano riusciti a collegarli fra loro e a individuarne l'appartenenza, ma la presenza dell'acqua e i rimori per la staticità dell'edificio impedirono uno scavo sistematico. L'espediente per tirare fuori i rilievi pare sia venuta all'ingegnere Peroni, quello della birra omonima, che suggerì di applicare il sistema refrigerante da lui inventato per congelare il terreno intorno ai reperti e consentirne l'estrazione. Fu trovato il modo di non causare cedimenti al palazzo e l'insieme dell'operazione suscitò un certo scalpore: le sperimentazioni tecnologiche del regime riallacciavano, nel nome di Augusto, il destino del primo e del novello impero. Il soprintendente Giuseppe Moretti, nel Museo delle Terme, lavorò senza sosta per assemblare le varie parti negli strettissimi tempi previsti, e fu lì che andò ad ammirarle Adolf Hitler nel maggio del '38. Tre anni dopo al ministro Giuseppe Bottai venne l'idea di sistemare l'Ara Pacis dentro il Mausoleo per dare più risalto a quello che doveva diventare il sepolcro del duce. La storia tragica alle porte impedì la realizzazione dello stravagante progetto e il monumento, per nostra fortuna, è ancora lì, bello e inamovibile, in attesa di accogliere critici, curiosi e appassionati.