Caro Conti, ho letto sulla cronaca di Roma del Corriere della Sera che lo Stato ha intentato una causa al Museo di Piana delle Orme per ottenere il mezzo anfibio recuperato da Mario De Pasquale nel 2002. Trovo questa vicenda a dir poco aberrante, sia per il lavoro di recupero e per il gravoso investimento effettuato al tempo dal fondatore del Museo, sia per ciò che rappresenta Piana delle Orme dal punto di vista culturale. Parliamo di un museo che non solo i romani e laziali ma tutti gli italiani dovrebbero conoscere, se solo la politica sapesse valorizzare simili ricchezze. Ho conosciuto per caso Piana delle Orme cinque anni fa e vado ogni anno a visitarla, rimanendo ogni volta sempre più affascinato. Per questo motivo mi chiedo: che cosa fanno il Comune e la Provincia di Latina? Cosa aspetta la Regione Lazio ad andare in soccorso di Piana delle Orme per difenderla da un assurdo "attacco" da parte di uno Stato sempre più in confusione? Spero che chi ha il potere di risolvere questa incredibile vicenda si attivi al più presto. Fabrizio Calassi Caro lettore, tutta la vicenda raccontata giorni fa da Paolo Sarandrea su queste pagine ha dell'incredibile. Un privato recupera un mezzo anfibio della Seconda Guerra Mondiale, investendo 20 mila euro nel 2002 e chiedendo tutte le autorizzazioni. Fonda un Museo. Poi la Soprintendenza statale campana ammette l'errore e l'Avvocatura dello Stato richiede indietro il prezioso carro armato americano. Spero anch'io che, nel nome del buon senso, si arrivi a una soluzione civile e non penalizzante per chi ha rispettato le regole. Paolo Conti