Sbagliato agire sullonda di urgenze generate da incuria o sottovalutazione dei problemi Lo studio è basato sul metodo "ERI" (Economic Reputetion Index) messo a punto da Simon Anholt con la società Brand Finance, specializzata nel campo della valutazione dei brands commerciali, per calcolare il "valore delle nazioni", dal quale il nostro Paese risulta stabilmente al 6 posto. La valutazione si fonda sullapplicazione del metodo delle royalties (royalty relief method) ai territori: viene individuato il valore monetario del brand sulla base dei diritti di proprietà intellettuale che unimpresa paga al proprietario di un marchio per poterne effettuare lo sfruttamento. È un metodo che utilizza tutti i dati disponibili, da quelli strettamente economici, valutati empiricamente, a quelli derivanti dallappeal misurato, con apposite indagini, ed è spesso usato perfino dalle autorità fiscali. Vengono presi in considerazione diversi indicatori, raggruppati in 6 macro dimensioni (apertura internazionale, competitività economica, turismo e cultura, conoscibilità, qualità della vita, governance). Applicando questi criteri, la Camera di Commercio di Monza ha determinato il valore di una serie di manifestazioni e monumenti italiani, arrivando a stimare per il brand dellintero patrimonio artistico nazionale una quota di 600 miliardi di euro, cui si aggiungono quelli delle bellezze paesaggistiche e della produzione enogastronomica. Al primo posto si situa il Colosseo, con un valore 91 miliardi, al secondo i Musei Vaticani (90 miliardi), al quarto la Fontana di Trevi (78 miliardi). Tanto valgono i beni immateriali della nostra città, pur fermandoci soltanto ai primi tre casi di una lista sterminata. Nella valutazione sono compresi non solo gli importi che un corretto sfruttamento può generare in potenza, ma anche fattori di economia reale già in atto: questo vuol dire una quota significativa sul Pil, ma anche un apporto attuale e determinante alle attività commerciali della capitale, compreso lindotto fiscale da queste prodotto. Nel determinare le cifre che lo Stato e il Comune dovrebbero investire, non si può non tenere conto di una tale valutazione che, se fosse presente a chi decide sulla destinazione delle risorse, dovrebbe imporre di uscire dalla marginalità degli interventi primari (che non possono che essere quelli pubblici) e da una concezione episodica e provinciale del rapporto con gli investitori privati. Credo proprio che bisognerebbe ripartire da qui per attuare una corretta politica di attenzione al nostro patrimonio, evitando lestemporaneità di provvedimenti presi - o soltanto annunciati - sullonda delle infinite emergenze determinate da incuria e sottovaluzione del problema. Lautore è ex assessore comunale alla Cultura