PRATA «La luce che funziona poco e male, la pavimentazione scalcinata, Le buche dove si rischia di inciampare. I marciapiedi fanno tristezza», dicono i pratigiani passeggiando per il paese in un percorso a zig zag, lungo le vie di Prata e agli altri simboli del posto: la chiesa del '200, le fonti, le mura, la casa tonda (ex fortino medievale). C'è chi fa l'operaio, chi il dipendente di un'azienda, chi ha il negozio in paese. Molti sono anziani, la vita scorre tranquilla. Nonostante abbiano cacciato gli operai comunali, non è gente inospitale. In paese una lapide di commemora il passaggio di Ettore Socci, intellettuale del Risorgimento italiano, spirito progressista: studiò a Firenze e combatté come volontario a fianco di Garibaldi. Passò anche da Prata e fu ospitato in una casa. Qualche partigiano volentieri ti fa entrare in casa. Mostra le foto del vecchio lampione, fa sedere a fare due chiacchiere. Davanti alla chiesa del '200 un ragazzo legge il giornale sulle scale, pronto a far due chiacchiere. Vicino alle mura affacciate sul panorama una signora anziana - Franca Martini - si fa fotografare e sorride: ha attaccato alla sua finestra un foglio scritto al pc, «vietato sostare davanti alla finestra»; è contenta, nel suo abito a fiori dalle grate della finestra. Ma lì davanti è un'ecatombe a partire dalle strade malconce: i negozianti portano a passeggio e indicano i punti più neri. Non vogliono nomi, è gente riservata, ma fanno compagnia per tutto il tragitto e lamentano che Prata, di cui sono orgogliosi, «è emarginata, il Comune pensa solo a Massa Marittima». Davanti alla chiesa due quarantenni discutono se il Comune faccia o non faccia, per il loro paese. «L'illuminazione fa ridere», dice Giacomo, pratigiano doc che lavora fuori provincia. «E come noi anche Tatti. Quel che è peggio è che se ti provi a mettere una tenda in terrazza non puoi. Loro invece cementificano. Vedi col basamento del lampione. E così anche le mura o la chiesa, «prima c'erano i mattoncini, con gli anni ci hanno messo una ringhiera e il cemento». (el. gi)