Roma. Sfruttare o no l'eventuale petrolio che potrebbe essere in fondo all'Adriatico è una decisione che va presa dopo aver valutato vantaggi e svantaggi. Insomma, «vediamo se ne vale la pena e poi decideremo». È chiaro il pensiero del ministro dell'Ambiente Corrado Clini sulle prospezioni petrolifere da parte della Petrolceltic al largo delle isole Tremiti. Contraria alla decisione la regione Puglia. Con l'assessore all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, ha fatto sapere di voler ricorrere «contro i pareri dei ministeri». Anche gli ambientalisti, che parlano di «follia», si oppongono; Legambiente mette in guardia sul rischio rappresentato da altre «70 trivelle» che potrebbero essere autorizzate e che coprirebbero «30.000 chilometri quadrati dei nostri mari, una regione grande come la Sardegna». Clini spiega però che il via libera giunto a maggio da parte del suo dicastero e da quello dei Beni culturali, riguarda soltanto la fase che precede le esplorazioni, quella che serve per capire «cosa c'è nel sottosuolo»; e che l'autorizzazione finale spetta al ministero dello Sviluppo economico. «Abbiamo semplicemente applicato la legge vigente - osserva il ministro - Anche le amministrazioni locali devono avere consapevolezza del contesto in cui ci si muove; non vince chi strilla di più». Inoltre, da Clini viene offerta un'analisi della situazione più ampia: «Sull'uso energetico del mare Adriatico è opportuna una valutazione comune, da Trieste a Otranto, coinvolgendo anche Slovenia e Croazia». Intanto il presidente del parco nazionale del Gargano, Stefano Pecorella, ha convocato per il 4 settembre i 18 sindaci dell'area protetta per discutere delle prospezioni (che comunque sono al di fuori dei limiti interdetti). 01092012