Il caso era esploso a fine ottobre, con un voto trasversale all'assemblea regionale siciliana che dava il via libera a otto alberghi nelle Eolie, in barba al buonsenso e al piano paesistico dell'arcipelago, dichiarato «bene dell'umanità» dall'Unesco. Poi, in maniera quasi rocambolesca, la norma inserita di soppiatto nella legge finanziaria era stata bocciata dal commissario dello Stato, Gianfranco Romagnoli, che aveva impugnato la legge di fronte alla corte costituzionale, ridando voce alle sovrintendenze che quei progetti avevano bloccato. Scempio scongiurato? Non proprio. Qualche giorno fa infatti il tribunale amministrativo di Catania, sollecitato da uno degli imprenditori che si era visto bloccare il progetto, è intervenuto per sospendere la bocciatura della sovrintendenza messinese a una delle opere previste, un hotel da 75 stanze e 150 posti letto a Vulcano, peraltro finanziato in parte dai soldi pubblici del Patto territoriale, come le altre strutture in questione. I giudici con la loro sentenza obbligano l'assessorato a rivalutare il progetto nel merito, avvalendosi anche di una sentenza del Consiglio di Stato che nel 2001 aveva ritenuto possibile derogare ai piani paesistici di fronte a progetti approvati appunto nell'ambito dei patti territoriali. Oltre al danno, la beffa dunque? La notizia, riportata dalle cronache dei giornali locali non è sfuggita agli ambientalisti che ieri hanno diramato note preoccupate sullo sviluppo del «caso Eolie», che nei mesi scorsi aveva infiammato il dibattito politico anche fuori dalla Sicilia, con il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani che aveva bocciato categoricamente la scelta del governo presieduto da Totò Cuffaro, minacciando provvedimenti per bloccare la cementificazione delle isole siciliane. E anche Matteoli e Alemanno non avevano lesinato critiche. «Ritorna sulle Eolie una gravissima minaccia. Faremo di tutto per evitare che quelle terre vengano sommerse da nuovo cemento», avverte ora Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, aggiungendo che «la peculiarità del paesaggio e la bellezza naturalistica che le Eolie possiedono sono un patrimonio da salvaguardare non solo per l'Italia ma per tutto il mondo». Italia Nostra parla di «sconcerto per la decisione del Tar che permette un'ondata di nuove costruzioni sull'arcipelago. Non è bastato l'allarme e le prese di posizioni contrarie al progetto. È importante che l'attenzione dell'opinione pubblica sul 'caso Eolie' non cali e che le istituzioni blocchino ancora una volta questo pericoloso progetto che rischia di rovinare irrimediabilmente uno dei luoghi più suggestivi e famosi del nostro paese». Anche per Ermete Realacci della Margherita «toma a pendere sull'ambiente eoliano un rischio fortissimo. E torna la preoccupazione per quelle terre». Ma c'è chi dal pronunciamento del Tar ha preso nuovo vigore per attaccare ambientalisti e «censori». È il caso del deputato regionale di Siciliani urtiti, Alberto Acierno, che ha presentato all'Ars un ordine del giorno che impegna il Parlamento a riappropriarsi della propria «autonomia legislativa», abrogando la figura del commissario dello Stato, Gianfranco Romagnoli». C'è da giurare che altri lo seguiranno e che il caso Eolie tornerà a infiammare gli animi. Mentre altri imprenditori si preparano ad aggirare lo stop, con ricorsi al Tar ma non solo. La parola ora passa all'assessore siciliano all'Ambiente, Francesco Cascio, chiamato dal Tar a spiegare se le nuove opere creeranno danni ambientali o no