Sconvolto il lavoro di grandi architetti del paesaggio. Ma ora viene il momento della rinascita. II 25 agosto, dopo due settimane di caldo eccezionale, su Pallanza, Verbania, Stresa e le Borromee si è scatenato l'inferno. Danneggiata la meraviglia al centro del Lago Maggiore, colpite duramente anche Villa Taranto e Villa San Remigio a Pallanza Pallanza, Verbania, Stresa e le isole Borromee sono luoghi benedetti e speciali, unici in Europa: il clima particolarmente mite, l'abbondanza di acqua di pioggia e il poco frequente terreno acido ne fanno delle vere oasi di benessere. Niente di meglio per giardini temperati e subtropicali dove le piante di Giappone, Corea, Nepal, India, Cina e di parte delle Americhe possono crescere con facilità, velocità e salute. Furono i Borromeo ad accorgersene per primi, introducendo piante rare e adatte per le loro isole, facendole venire da tutto il mondo, iniziando più di due secoli fa con una formidabile collezione di agrumi che gareggiava solo con quella storica dei Granduchi di Toscana. Che si ricordi mai c'è stato un uragano come quello della sera del 25 agosto 2012: dopo due settimane di caldo eccezionale con picchi di poco al di sotto dei 40 gradi, sul lago si è scatenata una violentissima tempesta, tanto da far volare gli alberi del Mottarone e far andare a pezzi anche due enormi obelischi che per quasi tre secoli hanno sfidato il cielo dei suoi giardini, così come stroncare a metà il famoso Pinus patula del Messico, o a scotennare i due secolari olivi o la Quillaia saponaria ridotta a pezzi. In pessimo stato sono pure l'esemplare più antico d'Europa di magnolia Virginiana e alcuni cipressi centenari. E senza parlare delle due bellissime sughere e di un Liquindambar, pure esso centenario, del quale non rimane che un mozzicone. Il censimento delle rovine potrebbe proseguire: 40 vasi di terracotta grandi ed antichi sono andati in pezzi (si troverà ancora una fornace che possa riprodurre quelli più grandi?) La tragedia cominciò la sera del venerdì 24, con una micidiale grandinata: grani simili a uova di gallina. Il giardino dell'Isola Bella fu spogliato, rotto, divelto, strappato. Magnolie, camelie, canfore, gunnere e tutte le esotiche «delicatessen» di quei giardini (famosi in tutto il mondo per averne tante e veramente preziose) ferite persero, straziate, le foglie. Dello stesso Palazzo sono stati divelti, sconquassati, fatti volare come aquiloni parte dei tetti (anche se costruiti con tutte le attenzioni del caso). Le famose vetrate sfondate. L'Isola Madre, ad alcune centinaia di metri più in là) non ha avuto danni. Del resto a suo tempo l'Isola Madre aveva «già dato» con il famosissimo cipresso del Cachemire e che, lentamente e con successo, sta riprendendosi: ferito profondamente, è stato salvato dalla volontà civile e caparbia di una famiglia, i Borromeo che con l'aiuto del loro direttore dei giardini, l'esperto e valente Gianfranco Giustina, hanno organizzato il ben noto salvataggio. Travolti e annientati, sono pure i famosi giardini di Villa Taranto e di Villa San Remigio. Divelta e praticamente azzerata è la fantastica (e invidiata in tutto il mondo) collezione di alberi rari e pregiati che il capitano McEacharn aveva piantato alcuni decenni fa nelle sue fertili e ricche terre. Le famose magnolie e tutta una famosa parafernalia botanica che l'ha resa unica nel mondo non ci sono più: il lavoro appassionato di quasi cent'anni è andato perso. Le collezioni sono state ridotte a poco nulla. Il lavoro del grande Cocker, del famoso Cappelletto, il frutto di speciali ricerche in tutto il mondo, le forniture eccezionali dei più grandi vivai dell'Europa o del Nord America sono forse perduti per sempre. Si sa, i giardini sono fragili ma i giardinieri sono notoriamente caparbi e determinati: non mollano, non si scoraggiano. Non saranno certamente i tempi lunghi o la fatica a spaventarli: e non è certamente un uragano o un infelice momento economico a fermarli. Perché non metterci tutti insieme ad aiutarli, a fare qualcosa, a dare una mano? Cominciando forse da una visita al disastro?