La paralisi: lavori arrivati al 95, ma fermi per un milione da erogare. A Venezia è quasi riuscito quello che a Milano non riesce ancora. Se lo Stato sbloccasse il pagamento del lotto di lavoro n. 26, pari a un milione e 3oo mila euro, tra sei mesi avremmo la Grande Galleria dell'Accademia, più o meno il corrispettivo veneziano della Grande Brera. Pur su scala diversa, infatti, problematiche e finalità sono le stesse: «sloggiare» l'accademia dalla pinacoteca per ampliarla e metterla in sicurezza. A Venezia le cose sono andate così. Dopo l'incendio della Fenice, i Vigili del Fuoco hanno messo nero su bianco l'incompatibilità tra scuola e pinacoteca. Nel '97 si sono individuati gli Incurabili, per metà abbandonati e per metà sede della Giustizia minorile, come luogo da assegnare all'Accademia. Si è avviato un protocollo con enti pubblici e ministeri (Mibac e Giustizia) e si sono restaurati gli Incurabili con i finanziamenti dalla legge sul Lotto. Nel 2003 si sono conclusi i lavori per 13 milioni e sono entrati gli studenti. Poi ci si è interessati della pinacoteca, con un progetto per passare dagli attuali 5.85o metri quadrati a 12.000 (più degli Uffizi). I lavori sono partiti nel marzo 2005 e si è ormai arrivati al 9596. Solo che, nel 2008 la legge Tremonti ha modificato la modalità di pagamento, di fatto non erogando gli ultimi 7 di 25 milioni complessivi e centellinando gli altri. E così, poiché dal 2010 le imprese non sono state più pagate, i lavori si sono fermati al lotto 26. Saldato questo, mancherebbero solo un milione e 147 mila euro, e circa sei mesi di lavoro, per concludere la Grande Galleria dell'Accademia (con Giorgione, Bellini e Carpaccio). Di chi sarà, poi, la gestione? La gestione resterà al Polo Museale di Venezia e non ci sarà alcuna fondazione privata. Grazie ai turisti, infatti, i musei veneziani riescono a sostenersi. Secondo alcuni storici dell'arte anche Milano potrebbe tentare la via del Polo Museale, anziché quella della fondazione privata, per gestire la futura Grande Brera insieme al Cenacolo. Ma poiché l'ingresso al Cenacolo è contingentato i ricavi non sarebbero analoghi a quelli veneziani. E i privati veneziani che dicono? Per lo storico dell'architettura Francesco dal Co, quello «compiuto alla Galleria dell'Accademia è, sino ad ora, un percorso virtuoso». Perplessità vengono invece dall'editore Cesare de Michelis (Marsilio): «Si pensa al contenitore ma non a come sburocratizzare il contenuto. In Galleria i privati non hanno altro ruolo che quello, anacronistico, di gestione del bookshop e della biglietteria, affidato loro dalla Legge Ronchey. Sui musei ci vorrebbero leggi riformatrici: non tutti sono uguali, ci vogliono elasticità e nuove forme gestionali».