L'incontro al ministero dei Beni culturali è servito. La vicenda Isozaki-Uffizi non è affatto conclusa. Anzi. Si tratterà di seguirne gli sviluppi perché ieri a Roma l'incontro ha fatto riaprire ancora di più il dialogo fra le parti. L'idea di organizzare un faccia a faccia con il progettista giapponese della nuova uscita degli Uffizi, era maturata nell'ultimo incontro romano, circa un mese fa, tra il ministro per i beni culturali, Giulano Urbani, e il sindaco, Leonardo Domenici. Detto e quasi fatto. Ieri così, a Roma, ci sarebbero dovuti essere sia Urbani che Domenici. A far cambiare parte dei programmi ci ha pensato un'indisposizione del ministro. Assente lui, anche Domenici ha rinunciato ad esserci. A parlare per oltre un'ora e mezzo si sono così ritrovati il capo gabinetto del ministro, il direttore generale del ministero, 1' architetto Roberto Cecchi, lo stesso Arata Isozaki in compagnia dell'architetto Maffei, l'assessore all'urbanistica Gianni Biagi e un interprete. Come detto, l'incontro è servito. Il ministero dei beni culturali ha fornito a Isozaki gli studi e le relazioni messe a punto sugli scavi condotti in piazza Castellani. L'architetto giapponese non solo li ha presi in considerazione, ma se li è portati via. Ha detto che li studierà e che per verificare di persona quanto sostengono, verrà a Firenze entro un mese. «Penso che questo sia un passo avanti - è il primo commento dell'assessore all'urbanistica di Palazzo Vecchio, Gianni Biagi - Come avevamo detto l'altra volta, nel precedente incontro, era indispensabile mettere al corrente il progettista. A questo punto sarà lui che valuterà la situazione». Si può aggiungere qualcosa di più? Pensare che Isozaki sia ufficialmente disposto a rivedere il progetto della tanto contestata pensilina, bocciata prima da Vittorio Sgarbi, poi da un fiume di polemiche contrapposte, e infine congelata dal ministro Urbani? Difficile dirlo. Di certo ieri in serata il ministero ha fatto sapere che il progetto Isozaki «non è più eseguibile». Quale? L'assessore Biagi ha subito precisato che una posizione così netta non era stata prospettata nella riunione del pomeriggio. Insomma, il braccio di ferro continua. Benché probabilmente qualcosa si è smosso e, forse, lo stesso Isozaki potrebbe aver preso in considerazione l'idea di correggere sostanzialmente il progetto, per venire incontro agli sviluppi che il ministero ha maturato in seguito al ritrovamento dei reperti archeologici nel sottosuolo di piazza Castellani. Era il 1998 quando venne lanciato il concorso per disegnare la nuova uscita dei futuri Grandi Uffizi, quel museo più ampio e riorganizzato in grado di svuotare almeno in parte gli scantinati pieni di opere d'arte accatastate, per mancanza di spazi. Ma che si pensava ad una diversa sistemazione degli Uffizi era una storia che risaliva addiritttura agli anni '60 e alle prime idee lanciate da Giovanni Michelucci. Proprio la morte di Michelucci nel '91 raffredò e impedì lo sviluppo di quei progetti più antichi. Così, nel '98, la commissione per i Nuovi Uffizi pensò di affidare il tutto a un concorso internazionale. Furono in sei a presentare i progetti: Con Arata Isozaki, che sarebbe stato prescelto, Gae Aulenti, Mario Botta, Norman Foster, Vittorio Gregotti, Hans Hollein. 11 21 febbraio del 2001, lo stesso Isozaki, designato vincitore dalla commissione, firmava in Palazzo Vecchio la convenzione con il ministero dei beni culturali.