Vedi Napoli e poi chiudi. Marotta, Forum, Girolamini: morte annunciata di una capitale della cultura europea. I1 comune insegue gli eventi usa e getta; intanto le istituzioni più illustri naufragano Scavando nella storia dell'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli, si scoprono molte cose. Per esempio che alla fine degli anni '70 la sede individuata era la Biblioteca dei Girolamini (tout se tient). Venne il sisma e la Biblioteca fu occupata da alcuni terremotati. Così si cercò una diversa destinazione, la scelta cadde (nulla è casuale, si vedrà) su Palazzo Serra di Cassano. Uno dei due ingressi - quello che dà su Palazzo Reale- fu chiuso dal principe nel 1799, in segno di lutto e protesta perché, nonostante le suppliche, il figlio fu giustiziato durante la repressione successiva alla caduta della Repubblica napoletana. Se i luoghi hanno uno spirito, una casa migliore per l'istituto del "giacobino" Gerardo Marotta (dissidente del fu Pci dai lontani anni '50) non si sarebbe potuta trovare: oggi che gli oltre 300mila volumi sono stati sfrattati, si cerca di correre ai ripari. Appelli, sollecitazioni per una legge ad hoc, proposte di accoglienza: né è mancata qualche nota critica sulla confusione amministrativa in cui, secondo molti, versava l'istituto negli ultimi anni. A cui l'avvocato Marotta risponde così: "Abbiamo ricevuto gli ispettori del Ministero della Ricerca che hanno sempre approvato i rendiconti; ugualmente è accaduto con la Direzione generale del ministero per l'Economia, quando i contributi dello Stato sono stati erogati, da quel Ministero. Nel 2009 è venuta a mancare la proroga del finanziamento: ancora oggi attendiamo che il Governo provveda a dare un esito all'ordine del giorno del 25 febbraio 2011 della Commissione cultura della Camera, in cui si chiede il ripristino di quei contributi". E tuttavia è strano che il declino del glorioso istituto che ha portato a Napoli Karl Popper - un nome tra i tantissimi - avvenga durante un'amministrazione che si proclamava rivoluzionaria. In un anno il mondo culturale napoletano ha assistito allo scandaloso spoglio dei Girolamini e all'incredibile vicenda del Forum delle culture, dal quale si sono dimessi tutti: politici, tecnici, presidenti e direttori generali. In febbraio l'ambasciatore Francesco Caruso lasciò la Fondazione Forum culture (divenuta un "cortile" vuoto, i fondi ridotti da 150 a 15 milioni di euro per 101 giorni di eventi) con queste parole: «Che dolore per me, che pena per Napoli, che vergogna per tutti». "Perfino a Napoli si sa poco dell'Istituto di Marotta", spiega Silvio Perrella, ex presidente del Premio Napoli, scrittore e firma del Mattino. "Non si sa, per esempio, che a Heidelberg l'Istituto ha fatto nascere un'università legata a Gadamer. E nemmeno si sa delle centinaia di scuole di formazione in giro per il Meridione. Il vero problema è la sua indipendenza: è un luogo che ha elaborato un pensiero, l'umanesimo meridionale. Ma la cultura è libertà e la politica non lo è più. La politica vuole riscuotere tutto e capitalizzare. Chi si occupa di costruire conoscenza e di forgiare i linguaggi ha tempi diversi". Qualche settimana fa, sulle pagine napoletane di Repubblica, un editoriale firmato dall'avvocato Vincenzo Spagnuolo Vigorita prendeva di mira la miopia di una politica che si nutre di spot. E della parola "evento". "In questa città malandata e acciaccata, anche a causa dei vent'anni di cricca bassoliniana, bisognava programmare strategicamente la ripresa", dice Spagnuolo Vigorita. "Certo, nessuno ha la bacchetta magica ma manca un disegno. Questi eventi tipo la Coppa America - anzi le prove della Coppa America!- sono una farsa. Oltretutto a pagamento: il Comune ci ha rimesso decine di milioni di euro. La propensione per le trovate, per i fuochi d'artificio, non porta da nessuna parte". Tomaso Montanari, storico dell'arte della Federico II e commentatore del Fatto, ha firmato (con Remo Bodei, Stefano Rodotà, Roberto Saviano, Salvatore Settis, Gustavo Zagrebelsky) un appello a sostegno della Biblioteca Marotta, indirizzato al ministro Ornaghi e al governatore della Regione Campania, pubblicato ieri dal nostro giornale: in una notte ha raccolto cinquemila adesioni. Anche Montanari punta il dito contro l'orizzonte chiuso dell'amministrazione De Magistris: "Quando la giunta 'arancione' era in formazione, proposi di affidare la cultura all'assessorato ai Beni comuni. Di fronte a una vicenda come questa dovrebbe apparire chiaro il perché: non meno dell'acqua, una cultura libera è essenziale allo sviluppo e alla crescita sana di una città. È questo che dovrebbe fare un sindaco 'rivoluzionario': smetterla con gli eventi-scatola-vuota come il desertificante Forum delle culture e investire in strutture di futuro e cittadinanza come l'Istituto di Marotta". Salvatore Settis allarga la prospettiva e dice: "Napoli è una delle capitali della cultura europea: e dico la città, non qualche grande ma isolato intellettuale napoletano. Secondo un libro pubblicato da Cornell University Press (Vico and Naples, di Barbara Ann Naddeo), per esempio, il contesto sociale di Napoli è essenziale per capire come nacque il pensiero di Vico, in particolare le sue idee di diritto e di libertà. ANCHE la biblioteca dell'Istituto di Studi Filosofici non può intendersi senza Napoli: Gerardo Marotta l'ha costruita nel solco della "razionalità del 1799", e cioè di una stagione dei Lumi che fu tra le più alte d'Europa. Perciò la sede a Palazzo Serra di Cassano, che una tenace memoria storica lega alla Repubblica partenopea; perciò il doppio registro dell'Istituto, i seminari di filosofia e l'impegno politico e sociale dei giovani delle Assise di Napoli e del Mezzogiorno. Spero che questa crisi sia l'occasione perché le istituzioni napoletane ripensino se stesse, sappiano tessere progetti comuni. Ne ha bisogno Napoli, ne hanno bisogno l'Italia e l'Europa".
NAPOLI Dai Borboni ai Barboni
L'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli, fondato da Gerardo Marotta, sta affrontando una grave crisi. La sede originale, la Biblioteca dei Girolamini, è stata occupata dai terremotati e successivamente trasferita a Palazzo Serra di Cassano. L'istituto ha subito una serie di problemi amministrativi e finanziari, e molti critici sostengono che la politica napoletana sia responsabile del declino dell'istituto. L'avvocato Marotta afferma che l'istituto ha ricevuto approvazioni da parte di enti governativi, ma che la politica non ha fornito il sostegno necessario.
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