Tiziano, con «La fuga in Egitto», è il protagonista assoluto delle mostre del settembre culturale veneziano. La grande rassegna «Il Tiziano mai visto» alle Gallerie dell'Accademia propone «La fuga in Egitto» dell'Ermitage, per il quale ci sono voluti ben 12 anni di restauri per restituirlo alla sua prima bellezza. Restauri accurati per far riemergere i colori, la luce, i particolari, la forza rivoluzionaria dell'opera con cui Tiziano, maestro sceso in laguna dal Cadore, nel 1507 «scopre» la natura in pittura. Per portare il dipinto a Venezia è stato necessario un accordo internazionale tra il Museo Statale Ermitage, la Soprintendenza, il Polo museale della città, i comuni della gronda lagunare, la National Gallerydi Londra e la Fondazione Ermitage Italia. «La fuga in Egitto» è un'opera imponente per dimensione (204 x 324) e sconcertante per la vitalità del paesaggio. Torna in Italia dopo quasi 250 anni per rimanervi fino al 2 dicembre. Esposta a Londra subito dopo il restauro, «La fuga in Egitto» è il fulcro di una rassegna che affianca al dipinto circa venti opere dei grandi maestri che hanno contribuito a innovare, tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, lo sguardo sulla natura. Tra le opere in catalogo 1' «Allegoria sacra» dagli Uffizi di Giovanni Bellini, «La tempesta» di Giorgione, delle Gallerie dell'Accademia di Venezia, il «San Girolamo» di Cima da Conegliano della Galleria Palatina, l'analogo soggetto raffigurato da Lorenzo Lotto e prestato da Castel Sant'Angelo, «Dalla Nascita e Alle Galleria dell'Accademia di Venezia La natura viva nel capolavoro di Tiziano dalla Morte di Adone» di Sebastiano del Piombo del Museo Civico di La Spezia nonché la «Fuga in Egitto» di Albrecht Durer e i «Trittici di San Liberata e degli Eremiti» di Hieronimus Bosch. La mostra si propone anche come occasione unica per ammirare il grandioso paesaggio, eccezionale se non unico, non solo nel panorama della pittura veneziana degli inizi del XVI secolo- realizzato nel formato del tradizionale telero - ma di tutta la pittura italiana del tempo e per cogliere l'elemento specifico e innovativo della visione paesistica di Tiziano, la sua natura «fremente» e vitale che diventa tutt'uno con la figura umana, grazie alla pittura: colore, luce, ombra, atmosfera. «Credo sia una mostra molto bella che avrà grande successo»: per il ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi la mostra del Tiziano è una esposizione «piccola, ma straordinaria». «Piccola perché i pezzi non sono tanti - ha commentato il ministro, che ha visitato la mostra- ma di straordinario rilievo per quel quadro (La fuga in Egitto, ndr) veneziano in origine e poi per secoli all'Hermitage e per come i curatori hanno intelligentemente messo in rilievo il tema del paesaggio che poi è il Creato o più laicamente l'ambiente». Quanto ai lavori in corso da anni alle Gallerie dell'Accademia che costituiscono una "ferita aperta" perla città il ministro si è detto fiducioso: «Sono del tutto fiducioso che riusciremo a breve a chiudere questa ferita, ma credo anche che l'impegno del ministero vada in questa direzione - ha sottolineato il ministro- abbiamo già impegnato risorse per poter chiudere la questione».