«Opera umana non ma ben divina». Così scriveva Marco Boschini nel 1660 a proposito della «Fuga in Egitto», capolavoro giovanile di un Tiziano forse non ancora ventenne. Precisando la sua collocazione a Palazzo Grimani (nei pressi di San Marcuola) e definendola, con acume «terena trinità» in un «Paese naturale e belo». Il paesaggio, il vero protagonista del quadro, con le sue gradazioni di verde delle piante e dei prati e sullo sfondo la lontananza del cielo e delle montagne azzurre. Elemento costitutivo non solo dell'arte del grande maestro cadorino, ma dell'intera pittura veneta, a partire già da Bellini e ben oltre il Cinquecento. Ora questo capolavoro, acquistato nel 1768 da Caterina la Grande e entrato, in seguito, a far parte delle collezioni dell'Ermitage di San Pietroburgo, dopo quasi due secoli e mezzo ritorna a Venezia, alle Gallerie dell'Accademia, dove, da ieri e fino al 2 dicembre è esposto nella mostra "Il Tiziano mai visto. La fuga in Egitto e la grande pittura veneta". Un'iniziativa della Soprintendenza per il Polo Museale veneziano, del Museo Statale Ermitage, della Fondazione Musei Civici. Occasione unica e imperdibile per ammirare quest'opera straordinaria, che dopo un restauro durato quindici anni e un passaggio alla National Gallery di Londra, ritornerà, a conclusione della tappa veneziana, per sempre a San Pietroburgo, figurando nell'elenco delle opere non amovibili. A collocarlo nel giusto contesto, artistico e storico, secondo le intenzioni della soprintendente Giovanna Damiani, e dei due curatori, Irina Artemieva e Giuseppe Pavanello, sono altre 17 opere, un numero contenuto, come ha rilevato, la sera dell'inaugurazione, il Ministro Lorenzo Ornaghi, per una «piccola» mostra di altissimo profilo. Quadri di Giovanni Bellini, all'origine della tradizione veneta del Paesaggio; di Giorgione 4 opere compresa la «Tempesta», del Lotto con un «San Girolamo nella selva»; di Cima da Conegliano, con lo stesso soggetto. C'è anche la versione nordica rappresentata dallo sfondo allucinato, popolato di mostri di un Heronimus Bosch (due quadri delle Gallerie dell'Accademia) e un'incisione di Durer. A completare la rassegna un altro prestito eccezionale sempre riferito a Tiziano: «Il presepe»
VENEZIA - Dopo 15 anni di restauro ecco il Tiziano mai visto
Il quadro "La Fuga in Egitto" di Tiziano, acquistato nel 1768 da Caterina la Grande e entrato a far parte delle collezioni dell'Ermitage di San Pietroburgo, torna a Venezia alle Gallerie dell'Accademia per una mostra fino al 2 dicembre. L'opera, considerata una delle più importanti opere di Tiziano, è stata restaurata per 15 anni e ha fatto una tappa a Londra. La mostra, organizzata dalla Soprintendenza per il Polo Museale veneziano, del Museo Statale Ermitage e della Fondazione Musei Civici, presenta anche altre 17 opere, tra cui quadri di Giovanni Bellini, Giorgione, Cima da Conegliano e un'incisione di Durer.
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