Non sono bastati a Vittorio Sgarbi le copiose ricostruzioni documentali, nè le "certificazioni" della National Gallery, nè - tanto-meno - le "garanzie" dei curatori della mostra Giuseppe Pavanello (chiamato Giovanni e ridotto al rango di mero studioso del Canova) e Irina Artemieva, curatrice della pittura veneta all'Hermitage. No, secondo il critico hanno tutti preso un abbaglio (compreso il ministro Ornaghi, che ha lodato la mostra), perchè la grande "Fuga in Egitto" esposta da ieri all'Accademia non sarebbe di Tiziano, ma di Sebastiano del Piombo. Sgarbi, in un intervento sul Giornale, ipotizza che il Vasari, il primo a parlare dell'opera, avesse visto in realtà un altro quadro, sottolineandone un'imprecisione descrittiva, e aggiunge che il dipinto «ha qualcosa d'infantile, bamboleggiante, plastico, che mal si concilia con lo spirito romantico di Tiziano fin dagli esordi». Sulla clamorosa dichiarazione è possibilista Philippe Daverio, secondo cui la storia del dipinto non è rintracciabile, mentre Claudio Strinati, storico dell'arte, esperto di pittura del '500 e del '600 e dirigente del MIBAC, ribadisce che il quadro è di Tiziano e sostiene che «Sgarbi usa argomenti da dilettante». Dal canto suo Pavanello replica documentando con esattezza la storia del quadro e la Artemieva definisce "stravagandi e superficiali" le affermazioni di Sgarbi.