IL cavaliere se ne sta ritto, fiero, impassibile, lievemente compiaciuto, sul fondo grigio che svela una sala con colonne. Avvolto nella ricca corta mantella, dai velluti neri contrastanti in lucentezza, esibisce un volto giovanile in piena luce con baffi, barba a pizzetto, occhi attenti, furbi, diritti sull'osservatore, pizzo bianco attorno al collo, cappello di velluto nero, mano destra che trattiene un bordo della mantella e comunque sul cuore, mentre la sinistra impugna una spada; età sui 30 anni, quasi certamente un gentiluomo di Bergamo. È un'opera davvero splendida, firmata in basso a destra, databile intorno ai decenni aurorali del '500. L'autore è Giovanni Battista Moroni, il pittore straordinario, nato ad Albino (Bergamo) verso il 1520 e morto a Bergamo nel 1578, che fu allievo del Moretto, visse a Bergamo, Brescia, Trento, con adesione alla cultura e ideologia della Controriforma, tanto che creò dipinti a carattere religioso di forte impatto. Il dipinto del Cavaliere in nero è il dono più recente e stupefacente destinato da Annibale Scotti Casanova, scomparso nel 2002, al Museo Poldi Pezzoli. È questo un esempio felice di come i collezionisti siano tornati a donare opere ai musei italiani, con recupero di fiducia in essi, dopo decenni di timori, eccessive difficoltà burocratiche, insicurezza sul futuro delle opere, visto che i musei italiani ne posseggono parecchie. Fu così che taluni, negli anni 70-80, intesero donare opere a musei stranieri che le valorizzassero al meglio e le tenessero nel conto dovuto, senza arrivare a casi come quello della signora Jesi, vedova del grande collezionista milanese, che negli anni 70, dovette ricomprare le opere per poterle donare al Museo di Brera, secondo le volontà proprie e del marito. Si può dire che sia tornata la fiducia nei nostri musei, nei direttori e soprintendenti, ma anche nelle agevolazioni previste dal Nuovo Codice voluto dal ministro Urbani e da certo snellimento della burocrazia. In taluni casi, infatti, si pone il problema contrario: se accettare o no, dopo aver minuziosamente esaminato opere o oggetti, i doni o lasciti ai musei, che vengono poi segnalati al Ministero, anche perché è previsto il restauro a carico del Ministero stesso. Per i musei esistono peraltro ulteriori agevolazioni in grado di aiutarne la faticosa conduzione, così come accadeva talvolta all'estero, per esempio il Codice (sovente troppo poco letto dai detrattori) prevede ora il comodato e deposito di beni culturali, cioè l'affido all'amministrazione pubblica, almeno per 5 anni, di opere, collezioni artistiche, archeologiche, bibliografiche, scientifiche, beni culturali mobili, affinchè ne possa godere anche la collettività. Deve, ovviamente trattarsi di beni di particolare importanza o che rappresentino ragguardevoli integrazioni di collezioni pubbliche. Il privato ha così la sicurezza che i direttori degli istituti o musei sono obbligati a adottare ogni misura necessaria per la conservazione, con spese a carico del Ministero, che copre pure la parte assicurativa. Se non esiste disdetta a due mesi dalla scadenza dei 5 anni, il comodato viene prorogato per il medesimo periodo. È questa una forma di tutela anche contro i ladri, che in genere prediligono le case private, pur non trascurando i musei, ma soprattutto è una garanzia di restauro e conservazione. Sicché donazioni, prestiti in comodato, oltre le agevolazioni previste per le aziende (la deducibilità del reddito d'impresa dalle erogazioni dei beni culturali e dello spettacolo) rendono più facile il rapporto fra collezionista, mecenate e museo, rapporto per troppo tempo affetto da crisi, proprio nel paese che vanta nel passato i maggiori collezionisti, nonché mecenati, coloro che in gran parte finirono per creare con le loro collezioni i musei. Vale la pena ascoltare le parole del poeta latino Marziale, che negli Epigrammi così recitava: «Se ci saranno Mecenati... non mancheranno i Virgilii». Come dire che il mecenatismo è indispensabile affinchè l'arte possa fiorire al massimo grado con poeti o artisti del livello di Virgilio. Vale pure ai giorni nostri.
Se ci sarà Mecenate non mancherà un Virgilio
Il Museo Poldi Pezzoli di Milano ha ricevuto il dipinto "Il cavaliere in nero" di Giovanni Battista Moroni, un'opera del '500, come dono di Annibale Scotti Casanova. Questo esempio di donazione di opere ai musei italiani segna un ritorno alla fiducia nei musei dopo decenni di difficoltà. Il codice voluto dal ministro Urbani prevede agevolazioni per i musei, come il comodato e deposito di beni culturali, che consentono al privato di donare opere ai musei con sicurezza. Questo sistema di tutela garantisce il restauro e la conservazione delle opere, oltre a prevenire il furto.
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