La moltiplicazione dei modi del sapere incide sulla libertà, rende potenti i media e sempre meno gli autori. Parla Francoise Benhamou «Una sovrabbondanza di offerta che annette, a fini commerciali, anche settori come turismo, alimentazione, intrattenimento e finisce per svilire la conoscenza diluendone il significato» I1 mondo della cultura «conosce oggi nuove forme d'interferenze sui sistemi tradizionali di valore e su quelli d'orientamento verso le opere d'arte. Di fronte alla sovrabbondanza dell'offerta culturale, il livello dell'intermediazione diventa più cruciale che mai». A sostenerlo è la nota studiosa francese Francoise Benhamou (economista, insegna nell'Università di Parigi Nanterre), della quale il Mulino manda ora in libreria una nuova edizione ampliata e aggiornata del fortunato saggio L'economia della cultura. Professoressa Benhamou, le politiche culturali in Europa scavalcano oggi le frontiere tradizionali dell'arte. Un progresso o una deriva? «Assistiamo certamente a una liberalizzazione e talora mercificazione, ad esempio nell'ambito dell'offerta museale. E un problema ancor più avvertito in questi tempi di restrizione dei finanziamenti pubblici. Le denunce di filosofi e sociologi sembrano talora legittime. I ministeri della Cultura tendono a diluire la loro sfera di competenze: è al contempo una forza e una debolezza. Perché da una parte, si sottolinea la valenza culturale di ambiti come il turismo, l'alimentazione, i media, Internet o il settore dell'intrattenimento, finendo così per constatare la forte espansione dell'economia culturale. Dall'altra, si rischia sempre più di sfocare l'immagine stessa della cultura, smarrendone l'intima specificità». L'economia culturale sta davvero subendo una mutazione profonda legata alla rivoluzione digitale? «Internet sta cambiando le modalità di fruizione e di diffusione, con una metamorfosi in corso delle basi economiche d'interi settori tradizionali. Il finanziamento della cultura è spinto ad adattarsi a forme di diffusione di massa verso pubblici meno propensi a pagare che in passato. In 6 anni, l'economia della musica ha perduto metà del proprio giro d'affari, eppure non si è mai ascoltata tanta musica nel mondo. E negli Stati Uniti, il successo dell'e-book sta mutando i rapporti fra editori e distributori». Gli autori sembrano fronteggiare pesanti rischi, ma pure nuove opportunità. Che ne pensa? «I creatori si trovano in una situazione complicata. Da una parte, la possibilità di una diffusione rapida e globale delle opere è un'opportunità storica senza precedenti. E ogni autore, naturalmente, aspira a trovare un pubblico. Ma paradossalmente, diventa difficile o impossibile vivere grazie alla propria arte, anche perché si moltiplicano le derive dello star system. Per i poeti e altri creatori che fanno riferimento a settori economicamente di nicchia, farsi conoscere è più facile che mai. Ma in generale, per il momento, gli schemi economici non rispondono a un'autosostenibilità della creazione. Secondo i settori, è già in corso od occorrerebbe probabilmente una ridefinizione dei diritti d'autore». Quali nuovi autori riescono a emergere? «Citerei l'esempio del fumetto, che ha visto emergere molti nuovi talenti grazie alle possibilità offerte da Internet. Certi autori si sono fatti conoscere inventando forme originali di promozione ed entrando in una relazione più stretta con i propri lettori. Nel campo delle arti sperimentali, c'è invece chi ha utilizzato Internet come nuovo campo creativo, dando vita ad esempio a opere collettive di nuova generazione». Nell'editoria cartacea, molti predicevano l'estinzione dei libri di consultazione, i quali invece sembrano spesso resistere. Un paradosso? «È in effetti uno dei tanti paradossi osservati negli ultimi anni. Negli Stati Uniti, l'e-book si è imposto finora più per certe categorie di romanzi, compresi quelli meno facili, che per i ricettari o altre opere tradizionali di pura consultazione. L'idea di portarsi dietro un'intera biblioteca di romanzi seduce certi lettori». E in Europa? «In Paesi come l'Italia e la Francia, i libri cartacei resistono bene. Ma non si può dire lo stesso per tante riviste culturali. Al contempo, emergono forme interessanti e innovative di complementarietà fra il cartaceo e il digitale. Per settori come i giornali e le riviste d'informazione, ad esempio, è probabile che si raggiungano nuovi equilibri relativamente stabili e forme di coesistenza». Nel campo della musica, c'è un apparente ritorno agli spettacoli dal vivo e all'era della non riproducibilità tecnica, per così dire. Un altro paradosso? «Questo fenomeno è particolarmente vero per gli artisti già molto affermati o, all'opposto, per i debuttanti. Per chi sta in mezzo, le cose sono più complicate. In generale, l'organizzazione di eventi dal vivo come i festival estivi conosce oggi in molti Paesi un'effervescenza eccezionale e a mio parere ha un bell'avvenire. Con la crisi, un problema si pone nondimeno per le produzioni dai costi elevati, come l'opera o la danza. In campo musicale, inoltre, quest'effervescenza non compensa ancora le perdite economiche legate al crollo dell'industria discografica». L'offerta di cultura tende ormai a influenzare in modi nuovi, se non a schiacciare, la domanda? «Su Internet esiste un problema di sovrabbondanza dell'offerta. Ed emergono tante questioni di fondo delicate e complesse. Ad esempio: il potere economico resta una prerogativa della produzione culturale o sta invece migrando verso l'industria delle telecomunicazioni e dell'informatica? Inoltre, considerando le nuove tracce digitali lasciate dai consumi, il lettore di un e-book detiene ancora fino in fondo tutta la gamma delle libertà di un lettore tradizionale? Se gli orizzonti si allargano, diventano spesso pure sfumati come nuvole».