«IMPARA l'arte e mettila da parte» dicevano le nostre nonne. Un consiglio che oggi potrebbe diventare una necessità. Soprattutto per gli storici dell'arte che in Italia, dal punto di vista professionale, hanno seri problemi d'identità. Hanno studiato quattro e più anni all'Università dove si sono laureati con lode (e si sono pure specializzati). Sono in grado di distinguere un Duccio da Simone Martini, sanno tutto sul neo-gotico e sul neoclassicismo, Pisanello e dunque Winckelmann. La cosa che purtroppo gli sfugge è il ruolo che hanno (o dovrebbero avere) nella nostra società. Scartato l'insegnamento (non tutti hanno la predisposizione) si può sempre intraprendere la carriera universitaria. Ma "uno su mille ce la fa": «Anche perché bisogna avere dei rapporti con i professori - spiegano alcuni storici dell'arte che preferiscono l'anominato - che vuol dire fargli da portaborse e anche andarci a pranzo insieme. E poi l'attività accademica resta una vocazione e gli sbocchi professionali sono ridotti al lumicino». E allora, come ottimizzare tutta questa sapienza accumulata nel corso di lunghi anni di studio? «Molti di noi si danno al volontariato - spiegano - e cioè lavorano senza retribuzione per associazioni culturali anche nobili e meritorie ma che, ceno, non ti danno da mangiare». C'è l'imbarazzo della scelta come l'Associazione Museum che da anni si occupa di spiegare l'arte ai ciechi (cioè organizza visite guidate per i non vedenti). Dunque, lo storico dell'arte s'industria come può. Se non decide, folgorato sulla strada di Damasco, di deviare verso altri lidi (c'è chi fa concorsi alle Poste, chi diventa aiuto-notaio, chi si da all'ippica) può sempre mettersi sul mercato, come «libero professionista». Consulenze, collaborazioni esterne, ghost-writer, scrittore di libri e riviste specializzate. C'è infine il rutilante mondo delle guide culturali e turistiche. «È lo sbocco naturale per tanti di noi -spiegano alcune guide di un importante museo romano - ma siamo in precariato cronico». Come funziona il vostro lavoro? «Le associazioni che gestiscono i servizi ci selezionano a seconda della nostra specializzazione. Gli archeologi ai Fori, gli storici dell'arte moderna o contemporanea per le mostre. Noi all'interno del sistema museale siamo un optional, naturalmente. Cioè i visitatori, se vogliono la guida, devono sborsare 5 euro in più oltre il biglietto. E non tutti sono disposti». Come siete pagati? «Praticamente un euro e 68 a persona. Poi ci sono i forfait. Di mattina dieci euro a gruppo scolastico. Al pomeriggio venti euro a scuola (pagante). Poi ci sono le serate con gruppi di politici o vip, in genere. Sono 56 euro a notte». Quante visite riuscite a fare in una mattina? «Non più di tre, ognuna dura 45 minuti circa. Ed è un ritmo sfiancante». Il guadagno dì un mese? «Morendo, puoi racimolare anche 800 netti. Ma è il massimo. E devi lavorare tutti i sabati e le domeniche. Le serate, poi, non. sono assicurate». È un lavoro tutelato? «Assolutamente no, siamo considerati liberi professionisti ma senza partita Iva. Anzi veniamo pagati in contanti, così non ci sono prove per eventuali recriminazioni. Siamo sottopagati, non siamo tutelati: se ci facciamo male o qualche pazzo ci aggredisce non abbiamo assicurazioni. Purtroppo sono situazioni di lavoro che si trascinano per anni. E si tratta di gente plurilaureata, plurispecializzata. Davvero deprimente. Medievalisti che si laureano in Contemporanea per poter fare le guide alle mostre (e viceversa) sono all'ordine del giorno. E ora c'è pure la minaccia delle audioguide (micidiali macchinette con auricolari che spiegano le opere esposte) che ci fanno la concorrenza». L'Associazione nazionale Storici dell'Arte sta cercando da anni di promuovere professionalmente la figura dello storico dell'arte. Per costruire un polo d'opposizione contro la prestazione di lavoro volontario e sottopagato e giungere ad una regolarizzazione normativa. Finora le richieste (a destra e a sinistra) sono rimaste lettera morta. Succede anche questo nel paese dei Beni Culturali!
Siamo storici dell'arte, non guide turistiche
Gli storici dell'arte in Italia hanno problemi di identità e di riconoscimento professionale. Molti di loro si ritrovano a lavorare come volontari o come liberi professionisti, senza una retribuzione stabile o tutela. Alcuni si dedicano alla guida di visite guidate in musei, ma il lavoro è sfiancante e il guadagno è limitato. Le guide culturali e turistiche sono un'opzione, ma anche loro sono soggette a precariato cronico. L'Associazione nazionale Storici dell'Arte sta cercando di promuovere la figura dello storico dell'arte e di costruire un polo d'opposizione contro la prestazione di lavoro volontario e sottopagato. Tuttavia, le richieste sono rimaste lettera morta.
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