LIPARI. Tutto come era previsto: schiere di avvocati, cartelle e fascicoli sotto il braccio, pronti a depositare al Tar di Catania anche loro la sospensiva amministrativa affinché quei progetti possano essere riesaminati. Epilogo, come si è detto, prevedibile, della vicènda legata alle otto strutture, tra alberghi e case vacanze, che dovrebbero sorgere nelle Eolie e che avevano scatenato un putiferio perché, pur se inserite nei patti territoriali, secondo la Regione siciliana in effetti «deturpavano vistosamente il paesaggio dell'arcipelago». Tutto bloccato fino a quando, l'altro ieri, il Tribunale amministrativo di Catania ha accolto il ricorso presentato da un imprenditore palermitano il quale, ricevuti cinque milioni di euro di contributi per edificare un albergo proprio a Vulcano, si è visto accogliere quel ricorso perché, secondo il Tar, il provvedimento stesso adottato dalla Regione è illegittimo perché il progetto prima di essere bloccato sarebbe dovuto essere soggetto a un esame specifico». Come dire, insomma, che si rimette tutto in discussione e tutto in moto. Accolto quel ricorso, i progettisti degli altri sette alberghi si sono rivolti ai propri legali e questi hanno presentato ricorso. A questo punto, si apre una nuova fase che potrebbe anche condurre all'approvazione degli stessi progetti. «Sarebbe un colpo gravissimo per l'immagine non soltanto della Regione e dello stesso ministero dei Beni culturali, ma per il paesaggio dell'arcipelago - sostengono gruppi di ambientalisti e non solo loro -. Si rischia di compromettere un patrimonio straordinario perché alcuni di quei progetti vogliono far sorgere alberghi, leggasi quello di Vulcano, proprio a pochi metri dalla spiaggia». Nicola Bono, sottosegretario di Stato peri Beni culturali: «La sentenza del Tar di Catania appare a dir poco sorprendente. Senza voler minimamente entrare nel merito, ritengo di dover esprimere il mio stupore e la difficoltà di comprensione della decisione, poiché la magistratura amministrativa lo scorso anno aveva respinto tutti i ricorsi. Comunque, l'Unesco non consentirà mai uno scempio simile»,